Lista degli Artisti

Alice Zanin

Foto Alice Zanin Alice Zanin nasce nel 1987 a Piacenza. Autodidatta di formazione, sperimenta diversi mezzi espressivi fra cui anche la pittura, fino a scegliere di concentrarsi pressoché esclusivamente sulla tecnica della cartapesta a partire dagli inizi del 2012. Raggiunge nel tempo risultati minuziosi e raffinati eliminando le parti testuali dei quotidiani – caratteristici della prima parte della sua produzione – dalle coperture dei pezzi, allo scopo di ottenere superfici più lievi, come epidermici giochi di colore per mezzo di accordi cromatici tra le carte. Attualmente il suo lavoro, pur restando a tutti gli effetti scultoreo, tende all'installazione soprattutto in termini espositivi, costruendo un dialogo tra opere e oggetti sulla base del registro dell'incongruenza o dell'associazione di idee. Le scelte quasi "automatiche" degli oggetti infatti sovente conducono ad un travisamento della loro convenzionale destinazione d'uso, ottenendo tra questi e il soggetto animale una relazione oscillante tra il reciproco imbarazzo e una galante ironia. Ha realizzato mostre personali e collettive e ha partecipato a fiere in Italia. Sue opere fanno parte di collezioni private in Italia, Austria e Venezuela. Vive e lavora a Podenzano (PC).
Mostre personali:

2016
Apnea – Caccia e Zanin, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2014
Circus Circes, a cura di E. Beluffi, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano (IT)

2013
Desilio, a cura di D.M. Papa, Galleria Nuvole Arte Contemporanea, Montesarchio - Benevento (IT)
Verba Volant, Biffi Arte, Piacenza (IT)



Mostre collettive:

2016
The great hippocampus question, Palazzo della Permanente, Milano (IT)
Selvatica, Palazzo Ferrero, Biella (IT)
Febbre a 39', Galleria Nuovo Spazio, Piacenza (IT)
Carta Bianca, Galleria Nuvole, Montesarchio – BN (IT)
Animali, a cura di M. Manduzio, Silbernagl Undergallery, Milano (IT)

2015
Premio Viviani Bice Bugatti, Villa Vertua, Nova Milanese – Milano (IT)
Art Stays Festival, Ptuj (SI)
ZooMaginario, Aeroporto di Torino Caselle (IT)
31 daysOff, Castello di Felino, Parma (IT)

2014
Noel des animaux, Galleria Rubin, Milano (IT)
Ma Maison di Odilia Prisco, Asta benefica in favore della Fondazione Marzotto per la ricerca sulla Fibrosi Cistica, a cura di M. Casile, battitore d'asta Vittorio Sgarbi, Milano (IT)
Premio Combat, Museo di Storia Naturale del Mediterraneo, Livorno (IT)
No Man's Land (le sculture di Alice Zanin dialogano con le immagini visionarie di Aqua Aura), a cura di S. Bartolena, R&P Legal, Piazzale Cadorna, Milano (IT)
Respect, a cura di A. Redaelli, Galleria PUNTO SULL'ARTE e Museo Civico di Comerio, Varese (IT)
Materie, a cura di S. Bartolena e A. Galbusera, Castello Visconteo, Trezzo sull'Adda – Milano (IT)

2013
Nero, a cura di E. Beluffi, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano (IT)
Pix Paratissima 9, Borgo Filadelfia, Torino (IT)
Art Stays Festival, Ptuj, (SI)
ZooMaginario, a cura di F. Canfora e D. Ratti, Bioparco ZOOM, Torino (IT)
Dal letame nascono i fiori, a cura di S. Bartolena, Biblioteca di Mezzago (IT)
Animali, a cura di S. Bartolena, Castello di Sartirana Lomellina, Pavia (IT)
Animali, a cura di S. Bartolena, Palazzo del Municipio, Olgiate Molgora – Lecco (IT)
Articolo 21, a cura di S. Bartolena e A. Galbusera, Torre Viscontea, Lecco (IT)

2012
Aemilia Artquake, a cura di A. Agazzani, Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia (IT)
Dalla Biennale, a cura di M. Caprara, Collegio Morigi, Piacenza (IT)
Arte Fantastica lungo il Po' tra Lodi e Piacenza, a cura di M. Caprara, Collegio Morigi, Piacenza (IT)

2011
Artisti del territorio, a cura di M. Caprara, Vecchio Ospedale Soave di Codogno, Lodi (IT)



Premi:

2015
Finalista "Premio Viviani Bice Bugatti", Villa Vertua, Nova Milanese - Milano (IT)
Semifinalista "Premio Arte Cairo Editore", Milano (IT)

2014
Finalista Premio Combat, sezione scultura e installazione (under 35)

2012
Semifinalista "Premio Arte Cairo Editore", Milano (IT)
Segnalazione "Premio di pittura Carlo Dalla Zorza", Galleria Ponte Rosso, Milano (IT)
Segnalazione "Movimento nelle segrete di Bocca", Libreria Bocca, Milano (IT)

2011
Finalista sezione pittura SaturaPrize, Palazzo Stella, Genova (IT)



Opere in spazi pubblici:

2013
Acquisizione dell'opera "Hippotragus" bioparco ZOOM, Cumiana – Torino (IT)
Esposizione personale in occasione del Festival del Diritto, Portici di Palazzo Gotico, Piazza Cavalli, Piacenza (IT)

2010
Acquisizione dell'opera "Argema Mittrei", Museo di Storia Naturale di Crocetta del Montello, Treviso (IT)

Pubblicazioni:

  • 2011 » Pubblicazione n. 1
  • 2008 » Pubblicazione n. 2
  • 2008 » Pubblicazione n. 3
  • 2005 » Pubblicazione n. 4
  • 2004 » Pubblicazione n. 5

Emanuele Beluffi

Nel corso di questi -non -lunghi anni di frequentazione con gli artisti ho avuto modo di appurare come la tematica del corpo -e della corporeità -sia ormai diventata una costante di buona parte della produzione d’arte, declinata nelle forme espressive le più varie, dal video alla fotografia attraverso la scultura, la pittura e naturalmente le pratiche performative. Potrei strologare su questioni d’ordine sociologico e ipotizzare la massimizzazione dell’esperienza artistica della corporeità come il contraltare del contesto “epocale” in cui la comunicazione avviene soprattutto attraverso il medium etereo dei social networks, ma al fondo la verità è sempre una: l’artista, da quando è nato, cioè dai tempi delle grotte di Lascaux, lavora con il corpo. Nella produzione artistica di Alice Zanin la corporeità -visibile, palpabile, massiva -si accompagna sempre al riconoscimento di una componente…volatile: la parola. E di rimarchevole v’è qui il fatto che proprio la parola è la conditio sine qua non della corporeità: non il corpo in sé, ma il-corpo-sotto-la-parola a rappresentare il senso metateorico di un lavoro che dal corpo parte e al corpo torna, attraverso la mediazione di un flatus vocis. Il corpo di Alice Zanin è un corpo ricoperto di parola. Sempre, sia nel caso degli animali umani che nel caso degli animali non umani, perché -e ciò è filosoficamente molto rilevante -nella sua visione del mondo l’incontro con l’altro-da-sé viene ad essere l’incontro con un corpo ricoperto di parola. Questo è molto interessante, perché di solito la determinazione di quell’ente naturale che è la persona umana ne prende in considerazione le passioni, i sentimenti e i pensieri (oltre naturalmente alla fisicità con cui, muovendosi, contorna di volta in volta i luoghi nello spazio), mentre di solito la phonè viene lasciata ai linguisti. Ma vi è che la parola è l’ossatura, lo scheletro, l’intima essenza o l’anima della persona umana, precedente soggetto privilegiato dell’opera di Alice Zanin e ora trasposto sull’animale. Noi necessitiamo dello scheletro come della parola (l’uomo è animale sociale, diceva Aristotele), coprendoci tuttavia di una forma fallace, mutevole, che non sempre assolve a una funzione semanticamente efficace, potenziale causa di fraintendimenti, incomprensioni e altri gap gnoseologici, a volte drammatici, altre ridicoli, altre ancora profondi (si pensi al motto di spirito secondo Freud).

L’attenzione orientata al corpo, in Alice Zanin, si traduce quindi nell’andare a fondo dell’ossatura, dello scheletro sotto la pelle, rappresentati rispettivamente in questa serie di sculture in cartapesta dal ferro e dalla carta di giornale: l’anima (in ferro), ricoperta con le volumetrie epidermiche della carta, è l’emerso inoccultabile, perché con la sola carta la scultura sarebbe vuota nello stesso senso in cui vuoti noi saremmo senza il nostro scheletro. Carta piena di parole, le parole e le frasi stampate su fogli di giornale sovente pittati dall’artista allo scopo di enfatizzare la pittoricità delle escrescenze stesse di questi corpi: la loro anima impossibile da nascondere. Corpo e parola, dunque, sono i termini che contraddistinguono le sculture in ferro e cartapesta di Alice Zanin. Cui va aggiunto un terzo termine: il “ridicolo”. E qui sta il senso dell’utilizzo di forme animali anziché umane. La parola, strumento fallace e necessario dell’umano, si traspone sull’animale, ente naturale che ne è privo e quindi anche costitutivamente impossibilitato a farne un utilizzo fallace. Questo il senso tragicomico della rivisitazione della locuzione latina Verba volant, scripta manent: mettere parole in bocca a un animale è ragione spesso di ilarità, ma in questo caso la trasposizione uomo-animale rappresenta la scissione drammatica fra parte corporea e parte mentale (noi non siamo solo alate teste d’angelo, diceva Schopenhauer….): la parola, “[…] i pensieri -tanto mutevoli e tormentati anche quando contengono un po’ di felicità“[…], afferma Alice Zanin, di questi animali dalle forme elegantissime e limpide, quasi diafani, caratterizzati da un’aberrazione dello smagrimento tale da porne in luce le volumetrie e le escrescenze osseo­strutturali. Perché, per rubarle ancora le…parole, “[…]la parola è estrema grazia ma anche dannazione, che vive, proferita o accolta, senza possedere il dono dell’esattezza […]”. Estrema grazia che sopravviene sulle forme stesse di queste sculture in cartapesta e ferro: sinuose, armoniose, avvolgenti, ma anche severe, incisive e repentine, al punto che saremmo tentati dal proiettarle in una temperie rivisitata dell’Art Nouveau e dello Jugendstil. Perché (anche) questo è l’arte contemporanea: fedeltà al presente (perché l’arte è sempre contemporanea, disse il noto critico sanguigno….), ma con riguardo al passato (perché l’arte la si studia e la s’impara dai Maestri) e gli occhi ficcati un passo al di là dell’hic et nunc (perché altrimenti l’arte sarebbe solo un precario e autoreferenziale ripiegamento interiore). E l’impressione è proprio che Alice Zanin si stia applicando con profitto.

opere dell'artista