Lista degli Artisti

Valeria Vaccaro

Foto personale di Valeria Vaccaro
La ricerca artistica di Valeria Vaccaro, sia nelle opere plastiche sia in quelle bidimensionali, ruota attorno al fuoco, elemento naturale e dinamico che, nell'atto della combustione, genera rinnovamento tramite la purificazione di tutte le cose e le eleva a un livello di perfezione superiore. Nelle sue opere il fuoco interviene infatti, non come fattore di distruzione, ma in qualità di forza creatrice, capace di generare trasformazioni e di plasmare la materia. Le sue opere all'apparenza lignee si scoprono essere, dopo un'attenta osservazione, scolpite magistralmente nel marmo. La potenza e la fragilità si trovano a convivere in oggetti della quotidianità dove è possibile scorgere il candore e la lucentezza del marmo tra i segni delle bruciature.

Valeria Vaccaro nasce nel 1988 a Torino. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, studia scultura presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Espone regolarmente dal 2005. Tra il 2013 e il 2015 partecipa alla Biennale itinerante europea JCE Jeune Création Européenne. Nel 2015 espone ad Exhibit a Torino e al Museo d'Arte Contemporanea del Castello di Rivara. Nel 2017, in occasione dell'art Prize CBM, vince una menzione speciale dalla città di Torino. Vive e lavora a Torino.
Mostre personali recenti:

2018
Ieri e oggi, un ricordo, a cura di Matteo Galbiati, Leo Galleries, Monza (IT)

2015
Valeria Vaccaro, Galleria Davide Paludetto, Torino (IT)


Mostre collettive recenti:

2019
<20 15x15/20x20 | Collezione PUNTO SULL'ARTE 2019, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Lollipop, a cura di Alessandra Redaelli, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Setup art fair, a cura di Simona Gavioli, Bologna (IT)

2018
The others, a cura di Beatrice Auditrio, Zeit Gallery, Pietrasanta (IT)
Focus Monza, Cantiere Tempo, a cura di Matteo Galbiati, Monza (IT)
ArTeam cup 2018, a cura di Matteo Galbiati e Livia Savorelli, Fondazione Dino Zoli, Forlì (IT)

2017
ArtVerona, Galleria Davide Paludetto, Torino (IT)
Special sculpture project, a cura di Francesca Canfora, Mauto, (IT)
ArTeam cup 2017, a cura di Matteo Galbiati e Livia Savorelli, Leo Galleries, Canneto sull'oglio, (IT)
Premio CBM, menzione speciale città di Torino, (IT)
artSite, a cura di Domenico M. Papa, Racconigi, (IT)

2015
Exhibit, a cura di Olga Gambari e Roberta Pagani, Torino (IT)
3X3, Galleria Zabert di Roberto Grasselli, Torino (IT)
1985-2015, museo di arte italiana, 30 anni d'arte contemporanea,Torino (IT)
COFFI FESTIVAL, Berlino (DE)
TENTAZIONI, a cura di Luca Beatrice, Galleria Zabert, Torino (IT)
TRASMUTAZIONI, oltre l'uomo la materia, a cura di Francesca Canfora, Chiesa di San Vittore, Vercelli, (IT)

2014
(S)colpiti dalla crisi, a cura di Francesca Canfora, Palazzo Birago, Torino, (IT)
(S)colpiti dalla crisi, a cura di Francesca Canfora, Castello di Rivara, Torino, (IT)
2013-15 Biennale Itinerante europea JCE, Jeune Crèation, Europèenne, a cura di Andrea Ponsini.
Mountrouge (FR), Maastricht (NL), Amburgo (DE), Klaipeda (LT), Bratislava (SK), Pècs (HU), Salisburgo (AT), Como (IT), Figueras (ES), Amarante (PT)

2013
Botteghe d'artista, sette coppie di artisti, idee ed esperienze creative in dialogo, progetto sezione speciale PIX, Studio dell'artista Fabio Viale, Torino (IT)

Alessandra Redaelli

Equilibri.

Una pittura piatta, disinteressata alla prospettiva, alla profondità, alle ombre e all’ingombro dei corpi è solitamente definita flat. Ogni volta che la critica incontra un pittore flat, i riferimenti corrono al fumetto, all’illustrazione, all’arte pop. È un riflesso condizionato, un impulso di pavloviana memoria che obbliga l’esperto a classificare queste espressioni, ancor prima di averle osservate, come forme artistiche derivate dall’immaginario della cultura di massa. Massimo vaccaro è senza dubbio un artista pop, ma non per i motivi che abbiamo elencato. Non s’ispira direttamente al fumetto, nonostante abbia disegnato fumetti. Non guarda all’illustrazione per l’infanzia, benché abbia illustrato almeno un paio di fiabe per bambini. Soprattutto, non strizza l’occhio alla cultura pop intesa come recupero d’iconografie largamente condivisibili. Non dipinge personaggi dei cartoon, dello star system, della politica e della cronaca. In realtà, non si dedica ad alcun argomento in particolare. Non è un artista “tematico”, né “concettuale”. Non si può, usando un vezzo del lessico critico, definire la sua arte come una “ricerca”, mentre è piuttosto facile scorgervi una serie di piccole “scoperte” formali e sintattiche che procedono da altrettante illuminazioni mentali. Le sue opere possiedono la qualità rara di non annoiare l’osservatore e, dunque, di non consumarsi in fretta, principalmente perché l’artista trasferisce in esse quel senso di incompiutezza e di sospensione che egli stesso forse avverte in quel prezioso e inafferrabile attimo in cui l’immagine prende corpo nell’immaginazione. Non si tratta solo di quell’abilità narrativa, una qualità che già altrove sottolineavo e che fa sembrare le sue opere come frammenti di uno storyboard incompiuto, di cui si sia perso l’incipit e l’epilogo. Non è solo la suspense tipica di un racconto noir a catturare lo sguardo dell’osservatore e ad avvincerlo, ma è qualcosa che sfugge alla comprensione logica e razionale. Sembra quasi che le immagini dipinte da vaccaro rilascino il loro significato in due tempi. In un primo momento ne cogliamo il senso generale e in seguito ne afferriamo le implicazioni. In questo, vaccaro è senz’altro un maestro della narrazione, ma io sospetto anche della “rivelazione”. Le sue opere sono frammenti di una storia più ampia, che lo spettatore completa a suo piacimento, ma allo stesso tempo sono enigmi simili a kōan. Nella pratica Zen, il kōan è un’affermazione paradossale, un rompicapo che serve a "risvegliare" la consapevolezza del discepolo. Uno dei più celebri è “Qual è il suono di una sola mano che applaude?”. Un altro recita: “se non puoi fare niente, che cosa puoi fare?”. Sono quesiti che suppongono risposte diverse secondo la persona che le fornisce. Ma ciò che conta è la domanda, non la risposta. Nella loro apparente semplicità, le immagini create dall’artista milanese, sono simili a quesiti. Sono rebus o enigmi, lanciati, come missili, nello spazio cognitivo del pubblico. Sono trappole mentali che attendono di essere disinnescate, ma, è bene sottolineare, che non esiste una procedura standard. Ognuno sbroglia la matassa a proprio modo. Sempre ammesso che vi sia una matassa da sbrogliare.

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Massimo vaccaro è un pittore asciutto, secco e sintetico come un minimalista, ma allo stesso tempo semplice, immediato e diretto come un artista pop. La sua è una grammatica ridotta a pochissimi lemmi, una lingua basilare, lineare, dove il segno e i colori sono calibrati e controllati al massimo grado. Per questo, oltre che per la presenza di una già evidente tendenza narrativa, vaccaro evita di titolare le proprie opere. Il titolo è, infatti, un corpo estraneo alla pittura, un elemento che vincola e che dirige l’attenzione di chi guarda verso un certo tipo d’interpretazione, escludendo così tutte le altre. Il contrario di quanto vaccaro si propone di fare, e cioè, il minimo possibile. Il minimalismo di vaccaro è, quindi, una forma rispettosa di parsimonia, di continenza verbale, il riflesso della convinzione che la pittura debba esprimersi solo con i propri mezzi, senza ricorrere ad altri linguaggi. L’aspetto pop delle opere dell’artista, consiste principalmente nell’assoluta semplicità dei soggetti, figure di bizzarri animali, poste in relazione con oggetti quotidiani su fondali uniformi, spesso monocromatici. Come ha affermato in una recente intervista, “una pittura semplice, con tinte piatte e contorno nero mi sembrava quella più adatta per le cose che voglio dire… immediata, semplice, ma anche tagliente come un rasoio” . C’è, in effetti, qualcosa di affilato nell’arte di vaccaro, che assume la forma di una serpeggiante crudeltà, come nel caso del dipinto con la lumaca che corre sul filo della lama di un rasoio o in quello della iena col muso sporco di sangue. L’artista evidenzia con assoluta freddezza il carattere ferale delle sue creature, che conservano, nonostante l’aspetto fiabesco, un naturale istinto omicida, come nell’immagine della serpe in procinto di divorare l’uovo. vaccaro descrive un mondo molto prossimo a quello reale, dove ogni essere è vittima e carnefice. In un certo qual modo, egli rispetta l’equilibrio esistente in natura. Anzi, ne fa una metafora della fragilità e precarietà dell’esistenza. Il pesciolino rosso nel bicchiere d’acqua in bilico sul piano di un tavolo ne è un esempio. Lo stesso si può dire della mantide che ondeggia su un sottile ramo, bilanciando il proprio peso con le qualità elastiche di quest’ultimo. L’equilibrio, come condizione esistenziale e come qualità dello spirito, ricorre anche in altri lavori recenti. La scienza definisce l’equilibrio come lo stato fisico di un sistema nel quale non intervengono cambiamenti se non per cause esterne. Nella fisica classica è, invece, la stabilità di un corpo sia fermo che in moto. Beffardamente, le creature di vaccaro sono colte proprio nell’attimo fugace in cui questa staticità è finalmente raggiunta. Ma si tratta di una condizione innaturale in un cosmo dominato dall’impermanenza. L’immagine del coniglio stabile sulla superficie curva di una lattina diventa così un paradosso, un kōan, appunto. Quelle di vaccaro sono opere deliberatamente equivoche, costruite per riflettere ambiguità percettive che possono tradursi in ambiguità ontologiche. L’illusione del pesce volante in procinto di divorare la luna è un gioco visivo che può trasformarsi in una riflessione sulla natura ingannevole delle apparenze, mentre l’associazione apparentemente priva di senso tra una rana e un rossetto, rimanda inevitabilmente alla favola del Principe Ranocchio. vaccaro consegna le sue invenzioni a meccanismi cognitivi prevedibili, che portano l’osservatore a completare il rebus con significati ulteriori. A ben pensarci, vaccaro è autore solo una parte dell’opera. L’altra parte è firmata dal pubblico. Anche questa, in fondo, è una forma di equilibrio.

opere dell'artista