Lista degli Artisti

Pietro Scampini

Nate verso la fine degli Anni Settanta, le Ombre – esili figure che richiamano l'Africa e il camminare – sono una delle prime espressioni artistiche di Pietro Scampini. Forme antropomorfe estremamente sintetiche che sembrano essere costantemente in movimento, alla ricerca di un luogo esente da problemi e sofferenze, di un vero punto di arrivo. Ma la sintesi che l'artista fa di queste immaginarie figure, in cui il cammino resta l'unico gesto percepibile, racconta come il momento di sosta – fine ultimo di questa ricerca – sia ancora lontano, forse inesistente. Le Ombre diventano dunque proiezioni di un'umanità che trova nella materia lo strumento per parlare di anima ed essenza dell'essere, per rappresentare l'impalpabile.

Nasce nel 1950 a Cardano al Campo, in provincia di Varese. Dopo aver seguito i corsi di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera, decide di dedicarsi esclusivamente alla scultura lavorando al principio nella bottega di Luigi Bennati a Gazzada, e frequentando in seguito i laboratori di Carrara. Ha realizzato numerose mostre in Italia e all'Estero. Vive e lavora a Castronno, Varese.

2012
Ri-Flesso Urbano – Accardi, Lang, Scampini, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2010
Sede Gruppo 24 ore, Milano (IT)

2009
Fondazione Sant'Antonio, Noli – Savona (IT)

2008
Galleria Ghiggini, Varese (IT)
Expo Village, Varese (IT)

2006
Ecke Galerie, Augusta (DE)

2005
Refettorio delle Stelline, Milano (IT)

2004
Museo Pagani, Castellanza – Varese (IT)

2003
Galleria Cortina, Milano (IT)

2002
Museo Salvini, Cocquio Trevisago - Varese (IT)

1998
Galleria Serge Scohy, Bruxelles (BE)
Galleria Serge Scohy, Anversa (BE)

1997
Galleria Excalibur, Stresa – Verbano-Cusio-Ossola (IT)
Galleria Vinciana, Milano (IT)

1996
Palazzo dei Congressi, Stresa - Verbano-Cusio-Ossola (IT)
Palazzo Sertoli, Sondrio (IT)

1995
Galleria Millenium, Milano (IT)
Palazzo Ducale, Mantova (IT)
Arte Fiera Bologna, Bologna (IT)

1994
Sala Esposizioni Alitalia, New York (US)
Galleria la Crocetta, Gallarate - Varese (IT)

1992
Lifestyle Europe, Tokyo (JP)
Sala Carlo Cattaneo, Lugano (CH)

1991
Galleria Mancini, S. Gimignano - Siena (IT)

1990
Galleria la Crocetta, Gallarate - Varese(IT)

1989
Istituto di Cultura Italiano, Melbourne (AU)
Palazzo Comunale, Castronno (IT)

1988
Galleria S. Paolo, Bologna (IT)
Galleria Arte Europa, Bergamo (IT)

1987
ex Chiesa Filippini, Chiavari – Genova (IT)

1986
Galleria Toni de Rossi, Verona (IT)
Galleria Graziussi, Venezia (IT)

1985
Villa Recalcati, Varese (IT)

1981
Galleria Punte Sette, Busto Arsizio - Varese (IT)
Galleria Fumagalli, Bergamo (IT)

1980
Carsoll Gallery, Goteborg (SE)
Galleria Spada, Varese (IT)

1979
Galleria Graziussi, Venezia (IT)
Galleria l'Arco, Como (IT)

1977
Galleria Spada, Varese (IT)

Daniela Croci Silvuni

Nate verso la fine degli Anni Settanta, le Ombre sono una delle prime espressioni artistiche di Pietro Scampini. Esili figure che richiamano - senza "ombra" di dubbio - l'Africa e il camminare che è l'unico modo di mobilità di quelle popolazioni. Le figure ritagliate nella materia da Scampini sembrano essere costantemente in movimento, alla ricerca di un luogo esente da problemi e sofferenze, di un vero punto di arrivo. Ma la sintesi che l'artista fa di queste immaginarie figure, in cui il cammino resta l'unico gesto percepibile, racconta come il momento di sosta – fine ultimo di questa ricerca – sia ancora lontano, forse inesistente. E ciò conferma come Scampini, in quella età della sua storia artistica, condividesse le difficoltà di quegli anni in cui era forte la convinzione che il mondo stesse andando verso la distruzione di ogni certezza. Le sue Ombre bidimensionali diventano dunque proiezioni di un'umanità che trova nella materia lo strumento per parlare di anima ed essenza dell'essere, per rappresentare l'impalpabile. E' così che la bidimensionalità, spesso, si pone come naturale mediazione tra materiale ed immateriale. Pietro Scampini, ritagliando nel ferro forme antropomorfe estremamente sintetiche, che nulla concedono al racconto realistico, riesce ad entrare nell'immaginario di chi le osserva. E' così che si materializzano visioni di luoghi solo pensati e suoni ritmati che moltitudini di uomini scalzi hanno fatto risuonare su suoli lontani ed assolati, faticosi. E' l'eterna migrazione, il cammino che l'uomo, ogni essere, ha dovuto percorrere dal momento della sua comparsa sulla terra. Piedi fatti per camminare, gambe per fare passi lunghi e sicuri, occhi per guardare lontano, là dove l'orizzonte incontra il cielo: sembrano le parole di una nenia che risuona nella savana, ma anche una canzone che accompagna uomini e donne che inutilmente si spostano sull'asfalto metropolitano, testimonianza di un destino comune.

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Le Ombre che Scampini sintetizza si muovono in gruppi più o meno folti, ma non sono mai sole. E se ciò può essere tranquillizzante in un mondo in cui la solitudine fa molta paura, è anche indicativo di una difficoltà evidente dell'uomo nel riconoscersi come individuo. Gruppi di Ombre, di uomini, che trovano un'ambientazione perfetta nella mostra che la galleria varesina "Punto sull'arte" ha creato accostandole alle visioni urbane di due pittori come Wilfred e Accardi. Un'occasione ideale per offrire riflessioni esistenziali e comprendere - attraverso le opere di tre differenti artisti - quale destino l'uomo stia riservandosi o, quanto meno, quale realtà stia vivendo. Sorprende, inoltre, come Scampini riesca ad affrontare tematiche cosi profonde ed inquietanti senza ricorrere ad un linguaggio fortemente espressionistico, troppo spesso fatto di tinte violente. L'artista di Castronno (nato a Cardano al Campo nel 1950) lo fa invece con la lievità della linea che, con assoluta naturalezza, si piega, si lancia, si spezza in composizioni dinamiche, poetiche, ironiche e, al tempo stesso, tragiche. Quella poesia che ci salva quando l'animo ha bisogno di librarsi oltre la realtà. Quel gusto per il sorriso e per l'ironia che spesso ci salva, che ci permette di andare oltre certe situazioni complesse. Quella tragedia che ci costringe con inaspettata energia al cambiamento e che, per questo, ci salva.

Luciana Schiroli

Le ombre di Pietro Scampini sono essenzialmente antropomorfe. Si tratta di una figurazione a modulazione lineare che si avvale di un segno che cadenza in modo ritmico l'incedere, il progredire, l'affrettarsi, il correre dell'individuo. L'esperienza delle "ombre", sviluppatasi negli anni 1977-'79, sta a significare un momento importante all'interno di una ricerca che prevedeva il decadimento dell'immagine corporea per una scultura basata prevalentemente sui volumi, sui rapporti tra massa e spazio, tra ombra e luce, tra dentro e fuori. Se le "ombre", nate come tutte le opere da appunti grafici su foglietti sparsi, si materializzavano in strutture di ferro, le altre opere scultoree di Scampini avrebbero scelto il marmo, il gesso, il legno. Le "ombre" hanno dunque una loro originalità precisa e unica: segnano un'attenzione per un oggetto – in questo caso l'uomo – che si muove, che si rapporta con lo spazio circostante, con lo spazio della carta prima e con l'ambiente poi, dove l'opera in ferro viene a collocarsi.

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In queste opere in ferro, ciò che sorprende è il continuum della linea, quasi che fosse ancora la matita a tracciare l'opera: c'è un punto di partenza dal quale l'idea si espande in modo naturale e progressivo, senza soste e ripensamenti. Una velocità di segno che diventa movimento, vitalità di ritmo, tensione. Una scelta questa del linearismo che rende leggero il materiale pesante, che dà alla visione una scioltezza di atti e di situazioni. Ed è il linguaggio elementare a permettere una maggiore compenetrazione tra opera e spazio perché lo spazio entra nella scultura, facendola diventare ancora più leggera e mobilissima. Una scelta spaziale che ha subito le suggestioni di un Calder, di un Fontana, di una sorta di dinamismo plastico, mai comunque massiccio e pesante: dall'essenzialità e dalla purezza delle forme, dall'estro e dalla leggera ironia esce una sorprendente vitalità non priva di effetto poetico.

opere dell'artista