Lista degli Artisti

Alex Pinna

Foto personale di Alex Pinna

ALEX PINNA ad ArteFiera 2016

Caratterizzati dal fisico esile e dalle gambe lunghissime, i personaggi protagonisti dei lavori di Alex Pinna sono senz'altro figli della poetica di Giacometti, alleggerita però della sua cupa drammaticità per acquisire una sorta di malinconico sorriso, uno sguardo tra l'ingenuo e il disincantato sulla realtà. Innamorato dei fumetti e di tutti i linguaggi capaci di parlare immediatamente al cuore della gente, l'artista riesce nella difficile impresa di comunicare emozioni, sentimenti, tratti psicologici senza il bisogno delle espressioni del volto (i visi dei suoi personaggi sono risolti in pochi tratti: la fronte e la linea del naso) ma con il solo incurvarsi pensoso di una schiena, o con l'inclinarsi del corpo in precarie situazioni di disequilibrio, lasciando nello spettatore un sottile senso di instabilità esistenziale.

Alex Pinna nasce a Imperia. Frequenta i corsi di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera e dal 1993 espone in mostre personali e collettive in tutta Italia. Tra le ultime è da ricordare la mostra allestita presso le sale della Fondazione Mimmo Rotella a Catanzaro (2012). All'estero il suo lavoro è stato presentato a Shanghai, Tel Aviv, Londra, New York e Lugano. Dal 1997 è quasi sempre presente alle edizioni di Arte Fiera Bologna e MIART. Vive e lavora a Milano.

Mostre personali:

2016
The way to get lost, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE c/o ArteFiera Bologna (IT)

2015
Leggero, a cura di P. de Mennato, galleria Piero Renna arte contemporanea, Napoli (IT)
Think thin, (catalogo) a cura di A. Redaelli, galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2014
Il gatto in sala, il topo in cucina, il Truciolo, Altedo (IT)

2012
Niente da spiegare, a cura di associazione ART 1307, Villa di Donato, Napoli (IT)
Ti guardo, mi guardo, (catalogo) a cura di M. Meneguzzo, Fondazione Rotella, Catanzaro (IT)

2011
Alex Pinna, Ermanno Tedeschi gallery, Tel Aviv (IL)
Blind, Torre bruciata, Teramo (IT)
Waiting for, Ermanno Tedeschi gallery, Milano (IT)

2010
7 sculture, a cura di Mazen, Palazzo Clerici, Milano (IT)
Compilation, Ermanno Tedeschi gallery, Torino (IT)

2009
Tumbleweeds, galleria San Salvatore Art Project, Modena (IT)
Big Pinocchio, (catalogo), a cura di V. Coen e E. Manzoni, Museo di Arte Contemporanea Su logu de s'iscultura, Tortolì (IT)
Nella mia matita c'è un foglio, (catalogo), galleria Guidi& Schoen arte contemporanea, Genova (IT)

2008
Upstairs heroes, (catalogo), a cura di V. Coen, Ermanno Tedeschi gallery, Torino (IT)
Upstairs heroes, (catalogo), a cura di V. Coen, Ermanno Tedeschi gallery, Milano (IT)

2007
Io sono te, (catalogo), galleria Ronchini arte contemporanea, Terni (IT)
Heroes, (catalogo), a cura di M. Senaldi, galleria San Salvatore Art Project, Modena (IT)

2006
Mari, galleria Mimmo Scognamiglio, Napoli (IT)
Io sono te, a cura di G. Ciavoliello, galleria del Liceo Artistico, Treviso (IT)
A volte penso cose che non capisco, galleria Ciocca arte contemporanea, Milano (IT)

2005
Equilibri, (catalogo), Ermanno Tedeschi gallery, Torino (IT)
2con, (catalogo), galleria Guidi& Schoen arte contemporanea, Genova (IT)

2004
Hombre, (catalogo), galleria Ronchini arte contemporanea, Terni (IT)
Cose, con interventi di N. Mangione, IT. Quaroni, A. Zanchetta, galleria San Salvatore Art Project, Modena (IT)

2003
Disegni, galleria San Salvatore Art Project, Modena (IT)

2002
Contasudime, galleria Ciocca arte contemporanea, Milano (IT)
Alex Pinna, (catalogo) a cura di A. Bellini e M. Zattini , Rocca di Bertinoro, Cesena (IT)

2001
Muovi bene il tuo pensiero, (catalogo), galleria Ronchini arte contemporanea, Terni (IT)
Via vai, (catalogo), a cura di E. Nobile Mino, Casa delle Letterature, Roma (IT)

2000
Dagli corda, a cura di G. Viganò, Monza, ridotto del teatro Manzoni "Liberitutti", galleria Ciocca arte contemporanea, Milano (IT)

1999
Ancora?, spazio Juliet, Trieste (IT)
Quella nuvola sembra un gelato, galleria De Crescenzo & Viesti, Roma (IT)

1998
Certo che ti desidero, (catalogo), galleria Perugi artecontemporanea, Padova (IT)
Panting painting, galleria Sergio Tossi, Prato (IT)

1997
Sgrunt!, galleria Caterina Fossati, Torino (IT)
L'uomo nero, (catalogo), galleria Ciocca arte contemporanea, Milano (IT)
Mi è sembrato di vedere un gatto, (catalogo), Viafarini, Milano (IT)

Mostre collettive:

2016
<20 15x15/20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2016, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
ATLAS @ FUORISARDONE, a cura di ALLOUTLAB, Milano (IT)
ArteGenova, con Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)
Segrete. Tracce di memoria, a cura di V. Monteverde, Antiche carceri della Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, Genova (IT)

2015
Sculpt, a cura di L. Beatrice, Guidi&Schoen Arte Contemporanea, Genova (IT)
Bergamo Arte Fiera, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Bergamo (IT)
ArtVerona, con Galleria PUNTO SULL'ARTE, Verona (IT)
Vedo Nero, Galleria Palazzo Morelli, Todi – Perugia (IT)
Wunderkammer – The Grand Tour, ART STAYS International Festival of Contemporary Art, Mihelic Gallery, Ptuj (SLO)
Crogiolo, Museo della guerra bianca, Temu', Brescia (IT)
<20 15x15/20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2015, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
MACIST MUSEUM, collezione permanente, MACIST Museo d'Arte Contemporanea Internazionale Senza Tendenze, Biella (IT)
Arte Genova, con Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)
Biennale. Le latitudini dell'Arte, a cura di V. Monteverde, palazzo Ducale, Genova (IT)

2014
ArtVerona, con Galleria PUNTO SULL'ARTE, Verona (IT)
Chiedimi di entrare, a cura di R. Mandrini, Palazzo del Broletto, Pavia (IT)
100 anni, 100stanze, 100 artisti, hotel Gran Paradiso, Sorrento (IT)
Work in progress, a cura di G. Curto, Ermanno Tedeschi gallery, Torino e Roma (IT)

2013
Camusaac, Museo di arte contemporanea, Cassino (IT)
Sunny with a change of darkness, galleria Guidi& Schoen arte contemporanea, Genova (IT)
Rolli days, palazzo Doria, Genova (IT)
100 anni, 100stanze, 100 artisti, hotel Gran Paradiso, Sorrento (IT)
Italian sculpture, Ronchini gallery, Londra (EN)

2012
Mapping identities, galleria Guidi& Schoen arte contemporanea, Genova (IT)
Come tu mi vuoi, Amy-d spazio arte, Milano (IT)
+50 (sculture in citta tra memoria -1962- e presente -2012-) a cura di G. Marziani, Palazzo Collicola e centro storico, Spoleto (IT)
Ombre, a cura di Federico Sardella, galleria Fabbri contemporary art, Milano (IT)
Cranioscopia, a cura di A. Zanchetta, galleria Rubin, Milano (IT)
Ten, (catalogo), galleria Guidi& Schoen arte contemporanea, Genova (IT)

2011
Le scosse dell'arte, a cura di M. Sconci, MU.SP.A.C. Museo Sperimentale d'Arte Contemporanea, l'Aquila (IT)
What?, galleria Mimmo Scognamiglio, Milano (IT)
Su nero nero – over black black, centro d'arte contemporanea, Castello di Rivara, Rivara (IT)
Tra il sublime e l'idiota. L'umorismo nell'arte contemporanea italiana, (catalogo), palazzo Parisani Bezzi, Tolentino (IT)

2010
La scultura italiana del XXI secolo, (catalogo) a cura di M. Meneguzzo, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano (IT)
7 biennale internazionale di scultura regione Piemonte, premio Umberto Mastroianni, (catalogo), Beinasco, Torino (IT)
ShContemporary 10, Shanghai exhibition center, Shanghai (CN)

2009
Campolungo (l'orizzonte sensibile del contemporaneo), (catalogo), a cura di V. Coen, Complesso del Vittoriano, Roma (IT)
Il ritmo delle ossessioni, galleria San Salvatore Art Project, Modena (IT)
Pinocchio e il peccato originale, a cura di C. Trivellin, Mya Lurgo Gallery, Lugano (CH)

2008
Savona 900, (catalogo) a cura di G. Beringheri e R. Zelatore, Palazzo del commissario, Priamar, Savona (IT)
Il drago di Giorgio, (catalogo), a cura di V. Siviero e A. Zanchetta, Sovramonte – Servo, Belluno (IT)
Metamorphosis, (catalogo) a cura di M. di Marzio, Serra San Quirico, Ancona (IT)
Le armi dell'arte, (catalogo) a cura di E. Mascelloni, galleria De Crescenzo & Viesti, Roma (IT)
A journey through Italian contemporary art, Julie M.Gallery, Tel Aviv (IL)
Miraggi, ottagono galleria Vittorio Emanuele II, Milano (IT)
Art first, (catalogo), Palazzo Ghisilardi, Museo Civico Medievale, Bologna (IT)

2007
Terra promessa, Ermanno Tedeschi gallery, Roma (IT)
La nuova figurazione. To be continued..., (catalogo) a cura di C. Canali, F. Borroni, Bollate – Milano (IT)
Dedicato…, (catalogo), galleria Ronchini arte contemporanea Terni (IT)
Nowheremen, (catalogo), a cura di M. Bettini e O. Calabrese, Acciaierie Arte Contemporanea, Cortenuova - Bergamo (IT)

2006
Arterritory, (catalogo), a cura di D. Lora, (Centrale Montemartini, Roma (IT)
Ridisegnare i luoghi, (catalogo), Santa Maria della Salute, Viterbo (IT)
Material girls (and boys), (catalogo), a cura di L. Beatrice, galleria Dellapina arte contemporanea, Pietrasanta – Lucca (IT)
Slalom gigante, Ermanno Tedeschi gallery, Torino (IT)

2005
Superplastica, (catalogo), a cura di IT. Quaroni, Castello di Casalgrande, Reggio Emilia (IT)
Altri fantasmi, (catalogo) a cura di L. Carcano e N. Mangione, Ermanno Tedeschi gallery, Torino (IT)
T.E.C. Le tecniche esecutive dell'arte contemporanea, (catalogo), a cura di M. Annibali, Scuderie Aldobrandini, Frascati (IT)
1905-2005 cento anni Fabbri, (catalogo), Fondazione Del Monte, Bologna (IT)
Anima animale, (catalogo), a cura di M. Trevisan, biblioteca comunale, Montebelluna – Treviso (IT)
Open air, (catalogo), a cura di M. Paderni e Isotta Saccani, Orto botanico, Parma (IT)
Il corridoio dell'arte, (catalogo), a cura di G. Serusi, palazzo della Provincia e Triennale di Milano, Torino (IT)

2004
…prego s'accomodi…, galleria Luisa Delle Piane, Milano (IT)
A pranzo con Babette, a cura di O. Gambari, Corte del maglio, Torino (IT)
Allarmi - Zona creativa temporaneamente valicabile, (catalogo), selezionato da IT. Quaroni, Caserma "De Cristoforis", Como (IT)
Mi ricordo, (catalogo), a cura di N. Mangione, Ermanno Tedeschi gallery, Torino (IT)
Mind the gap, (catalogo), a cura di G. De Muro, Centro Sociale, Berchidda (Olbia-Tempio) (IT)
Nuove Acquisizioni, (catalogo), MUSA Museo dell'Assurdo, Castelvetro di Modena, Modena (IT)
BTTB, (catalogo), a cura di IT. Quaroni, N. Mangione, S.Castelli, spazio Obraz, Milano (IT)
Armoury, (catalogo), a cura di L. Beatrice e L. Carcano, Castello di St.Angelo Lodigiano e Trevi Flash Art Museum, Lodi (IT)
Melting music, (catalogo), a cura di G. Marziani, galleria Guidi& Schoen arte contemporanea, Genova (IT)
Anteprima Quadriennale, (catalogo), Promotrice per le Belle Arti, Torino (IT)

2003
Corporarte, (catalogo), a cura di A. Marino, Azienda Impresa Valore, Bari (IT)
L'isola che non c'è, (catalogo), a cura di P. Artoni, Musei civici, Reggio Emilia (IT)
Mito-logica-mente, (catalogo), a cura di S. Pegoraro, Castelbasso – Teramo (IT)
XS, a cura di L. Beatrice e N. Mangione, galleria San Salvatore Art Project, Modena (IT)
Cioccola-To, (catalogo), a cura di No. Mangione, Cavallerizza Reale, Torino (IT)
Kids are us, (catalogo), Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento (IT)

2002
Quadri di una esposizione, (catalogo), a cura di M. Senaldi, Centro Sociale, Berchidda (Olbia-Tempio) (IT)
Lune parlanti, (catalogo), Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Repubblica di San Marino, (IT)

2001
Generazionale, (catalogo), a cura di B. Buscaroli, Basilica Palladiana, Vicenza (IT)
Laboratorio materiale, (catalogo), a cura di L. Beatrice, S. Pietro in Valle, Fano (IT)
Cosa arcana e stupenda, scultura italiana contemporanea, (catalogo), a cura di A. Bellini, Sermoneta – Latina (IT)
Popheart, (catalogo), a cura di G. Bartorelli, Light Gallery, Faenza (IT)
Totemica, (catalogo), a cura di A. Riva, Mantova, Casa del Mantegna, Mantova (IT)

2000
Sui generis, (catalogo) a cura di A. Riva, PAC, Milano (IT)
Fabulae… fabularum, (catalogo), a cura di O. Agrò, Trans Hudson gallery, New York (US)
Ironic, (catalogo), a cura di L. Baldini, Flash Art Museum, Trevi (IT)
Mumble mumble, a cura di A. Pieroni, Castel S. Pietro Terme, Bologna (IT)

1999
Note a margine, (catalogo), a cura di K. Ficociello, quartiere Tufello, Roma (IT)
Art beat, (catalogo), a cura di G. Bartorelli e F. Fabbri, Posteria Milano e Acquario Romano, Salara Bologna (IT)
La casa, a cura di A. Galletta, Magazzino arte contemporanea, Roma (IT)
Animals animaux tiere animali, a cura di M. Dantini, galleria Continua, S. Gimignano (IT)

1998
Attraversamenti, (catalogo), a cura di C. Corbetta e D. Grandi, teatro CRT, Milano (IT)
Primo incontro italo dominicano di arte contemporanea, (catalogo), a cura di L. Saccà, museo de las casas reales di Santo Domingo (DO) e IILA di Roma (IT)

1997
Arte x tutti, (catalogo), a cura di L. Parmesani, ex ospedale Soave, Codogno (IT)
Des histoires en formes, (catalogo), Centre national d'arte contemporain Magasin, Grenoble (FR)
Aperto 97, (catalogo), selezionato da L. Beatrice, Flash Art Museum, Trevi (IT)
I gattopardi, a cura di L. Beatrice, Galleria Comunale, Capo d'Orlando, Messina (IT)
Periscopio, (catalogo), a cura di P. Campiglio, Cascina Roma, San Donato Milanese, Milano (IT)

1996
Qualsiasi cosa vi venga in mente, (catalogo), a cura di H. Goni, galleria Facsimile e RE¬MAG S.r.l., Milano (IT)
Orario continuato, (catalogo), a cura di A. Galasso, Comune di Peccioli, Pisa (IT)

1995
Pressure break, (catalogo), ex chiesa della Maddalena, Bergamo (IT)
Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo, (catalogo), ¬Modern Galerija, Rijeka (HR)

1994
Primordi, a cura di A. Gili, Palazzo della Triennale, Milano (IT)

1993
Art fence, (catalogo), Rotonda della Besana, Milano (IT)

Alessandra Redaelli

THE WAY TO GET LOST
Prima ad aver presentato al pubblico, l'anno scorso, i nuovi lavori di Alex Pinna ispirati al mondo vegetale della serie Lost, found and lost, la Galleria PUNTO SULL'ARTE propone ora, per l'edizione 2016 di Arte Fiera, una personale dell'artista. Il progetto The way to get lost nasce dal desiderio di affrontare un tema attuale come quello delle incertezze dell'uomo contemporaneo, tema che Pinna incarna perfettamente con il suo lavoro lieve e tuttavia dai significati potenti. I suoi personaggi in corda – quelli che per qualche tempo sono stati la firma stessa dell'artista – affiancati ai trampolini e alle grandi figure in bronzo raccontano un'umanità in bilico, alla ricerca di un punto di equilibrio. Figure esili, fragili, condite di un'ironia squisitamente contemporanea, vicina alla grafica veloce e immediata del fumetto, che sembra voler esortare a un approccio leggero e positivo alla vita. La speranza, forse, sta proprio nella natura ritrovata e fatta propria, incarnata nei lavori della serie Lost, found and lost dove il corpo umano si ibrida con le forme vegetali.

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Elogio alla leggerezza
Si definisce "antiscultore", ma con al suo attivo mostre personali in tutta la penisola – da Milano a Roma, da Torino a Napoli e a Catanzaro – è oggi una delle voci più fresche e interessanti della scultura italiana. Fa largo uso di soggetti cari all'infanzia (Pinocchio, Topolino e il gatto Felix, per fare solo qualche esempio) e tuttavia le sue figure sottili, eleganti, in precario equilibrio, con un minimo movimento e un semplice curvarsi delle spalle raccontano i drammi dell'uomo moderno meglio di come potrebbe farlo un trattato di sociologia. Quello che è certo è che Alex Pinna è un artista potente, capace con un gesto lieve di ribaltare il senso stesso dello spazio intorno a noi e di scompaginare la nostra realtà. Definiti scegliendo la massima semplificazione formale, i suoi personaggi ricordano quelli della pittura rupestre. Solo che qui si raccontano storie diverse. La priorità non è più quella di cacciare per procurarsi il cibo: le ansie sono più subdole, le problematiche contorte. Eppure il racconto si snoda chiarissimo. La figura preme una mano contro il muro, la testa cade abbandonata in avanti, le gambe bilanciano dietro: quasi una linea retta. E tuttavia in quella linea scorre un oceano di dolore. Oppure il capo si appoggia di lato, la spalla aderisce al muro fino quasi a penetrarlo, e il senso di autoannullamento, di paura di esistere, si sente come se fosse espresso a parole. Poi ci sono le due figure, spalle contro spalle, una con il viso rivolto al cielo, l'altra con lo sguardo a terra, che ci raccontano forse di un litigio, o di un dialogo che non arriverà mai alla luce. Come quelle che si afferrano per le mani e si tendono all'impossibile, in direzioni opposte, formando un triangolo che è un concentrato di energia. Gli piace sperimentare, cambiare, rinnovarsi sempre, e questo ha fatto, negli anni, pur rimanendo assolutamente coerente a se stesso. Bronzo, ferro, acciaio, anche vetro, per delle lampadine che sembrano spiriti benevoli e protettivi. E poi la corda – che per un certo periodo è stata la sua firma identificativa – per dare vita a una serie di personaggi inquieti, che sembrano uscire tutti dalla stessa fiaba. Una fiaba leggera e profondissima, da affondarci dentro. Una fiaba in cui di recente ha fatto irruzione il mondo vegetale, in grandi foglie che vanno oggi in mostra per la prima volta. Schivo, poco interessato al jet set dell'arte, difficile a conquistarsi come tutti i liguri doc, quando decide di raccontarsi lo fa con sincerità e candore: ci apre il suo mondo. E ci confessa che, in fondo, fare arte davvero significa non smettere mai di giocare. L'importante è non parlargli di Giacometti…

Quattro chiacchiere con Alex Pinna
Tu spesso hai sottolineato di aver scelto come soggetti personaggi legati ai fumetti e alle favole per la loro intrinseca leggibilità, perché comunicano immediatamente con lo spettatore senza bisogno di codici né di sovrastrutture. Per contro hai scelto un mezzo, la scultura, che non è così immediato.
Sì, perché un conto è il linguaggio, un altro è il contenuto, ed è quest'ultimo che vorrei fosse accessibile. Considero questo lavoro soprattutto un tentativo di comunicazione. Se guardiamo alla storia dell'arte, l'evoluzione non è stata tanto nel cosa – che bene o male rimane simile – quanto nel come. Soltanto pochi artisti, quelli che hanno fatto dei cambiamenti davvero importanti, sono riusciti a far evolvere in parallelo i due elementi.

Che cosa intendi dire quando ti definisci "antiscultore"?
Ho studiato pittura, poi mi sono accorto di riuscire meglio a lavorare sulla forma che sulla tela. La scultura ha una forza maggiore nell'intervenire sullo spazio che le sta intorno. Quando riesci in qualche modo a organizzare questo, il risultato è sorprendente. Ad esempio ho iniziato a lavorare su oggetti di uso quotidiano, come le sedie o le lampadine, con tale intenzione, sperando che potessero ampliare o solo modificare l'ambiente in cui sono inserite.

Parliamo dei materiali. C'è stato un periodo in cui la corda era la tua firma: bastava vedere un pezzo di corda e in Italia chiunque masticasse un po' di arte contemporanea pensava a te. Quando hai cominciato a lavorare con la corda lo hai fatto perché volevi un materiale nuovo, semplice e soprattutto tuo. Anche, però, in controtendenza rispetto a un certo tipo di scultura che vede nella preziosità del materiale il senso stesso del valore dell'opera. Ci racconti com'è andata?
Volevo trovare un materiale che non avesse bisogno di una successiva lavorazione, di passare attraverso le mani di qualcun altro. La corda dà questo: esce dallo studio finita, cosa che non accade con le cere per il bronzo o i gessi e le resine… Un giorno in studio avevo un pezzo di spago, ho cominciato ad annodarlo, è venuta fuori una testa, poi ho provato a fare le gambe e il corpo ed è venuto il resto. Mi piace lavorare con gli altri, con gli artigiani, e mi piace soprattutto quando il lavoro con loro arriva al punto radicale, quando mi dicono: "questo non si può fare". Allora penso che proprio quello sia il momento in cui ha davvero senso provare a farlo. L'arte ha una sua fragilità fatta anche di utopia… Quando mi domandano: "E quando le lampadine si bruciano?" Beh, ma è proprio quando si bruciano che per me il lavoro è compiuto. Comunque sono delle sculture. Come accade per le ceramiche antiche: sarebbero quasi innaturali se conservate perfettamente, invece quanto significato aggiunge il lavoro di restauro. Ogni materiale, tra l'altro, ha in sé dei rischi. Quando confidai a un amico l'intenzione di lavorare con la ceramica, mi disse che non ne sarei uscito bene perché il materiale era troppo connotato da una produzione kitsch. Ogni materiale ha un substrato, un portato di significati che lo fanno leggere in un certo modo. Su certi materiali legati alla storia, la critica è un po' prevenuta, anche perché in Italia è quasi come se ogni nuova generazione di artisti dovesse sconfessare quella precedente, cosa che io trovo innaturale. Invece se guardiamo la scultura anglosassone, rintracciamo una linea di continuità, e questo aiuta molto gli artisti, poiché sono storicamente meno isolati.

Nelle tue figure in corda, come del resto in tutte le tue figure in generale, la semplificazione dei tratti del viso è pressoché assoluta, e tuttavia sono straordinariamente espressive.
Sì, la figura umana ha una grande forza espressiva. Basta un'inclinazione di pochi gradi della testa e cambia tutto. Più tolgo particolari e più diventa importante quest'aspetto. Il tentativo è di riuscire a far vibrare le corde emotive dello spettatore, andando oltre al suo sguardo.

C'è qualche altro nuovo materiale che hai in programma di sperimentare per il tuo lavoro?
Mi piacerebbe provare a lavorare con i materiali sintetici, ma mi sembrano tutti un po' complicati. Il problema delle resine è che richiedono l'uso di uno stampo e questo raffredda molto la manualità. Ora si stanno sviluppando delle resine nuove che si possono lavorare direttamente con le mani. Vedremo… Ma bisognerà valutarne la resistenza, perché spesso nel tempo hanno dei problemi strutturali. Io il materiale lo sfinisco, e forse quelli sintetici non sono idonei. Meglio il vetro, allora, perché è così fragile che tutti lo rispettano. Vorrei approfondire anche l'alluminio: ha delle caratteristiche simili al bronzo, ma ha il pregio di essere leggero, per cui ti permette di andare in sospensione, cosa che con il bronzo non puoi fare. Mi è capitato qualche anno fa, quando mi hanno chiesto una scultura ancorata molto aggettante da una parete di cartongesso. In bronzo sarebbe stato impossibile e alla fine abbiamo risolto proprio con l'alluminio.

Molto spesso al tuo lavoro è stata attribuita una somiglianza – un po' facile, lo ammetto – con Giacometti, anche se c'è una differenza immensa nel portato.
E' una fortuna che il mio lavoro assomigli a quello di Giacometti, stiamo parlando di uno degli scultori più universali del novecento. Però è una fortuna e non una direzione cercata. Come ho già detto più volte, facendo un lavoro plastico sulla figura è inevitabile avvicinarsi a qualcuno che ci ha preceduto… Francamente, quando mi si dice che le mie figure assomigliano a Giacometti ho il sospetto che l'interlocutore, il lavoro di Giacometti non l'abbia mai visto oltre l'aspetto superficiale. Penso che la sua opera, così dolorosa, sia antitetica al mio lavoro. Il perché non ho più voglia di spiegarlo. Se è solo questo che vedete nel mio lavoro, passate oltre. In giro in fondo c'è una continua proposta di fenomeni di moda. Però il pericolo è di scadere nella deriva di opere il cui significato rischia di essere solo la novità fine a se stessa o la continua provocazione del pubblico, artisti il cui unico fine è occupare le copertine delle riviste, di settore e non.

Ma chi sono gli artisti che ti emozionano?
Tantissimi: solo tra gli italiani più vicini a noi penso a Gastone Novelli, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Enzo Cucchi, Paladino scultore, Baj, Rotella, Manzoni, Fontana, Burri, Sironi, Casorati, davvero potrei dire quasi tutti. Quando alla biennale di Venezia, nei primi anni 90, vidi la stanza di Luigi Mainolfi con l'opera Sole nero, restai senza parole ed è cosi ancora oggi, dopo anni. In quel momento ho intuito che rischiare per rischiare, forse valeva la pena tentare questo percorso.

Da qualche tempo nei tuoi lavori ha fatto irruzione il regno vegetale. Le foglie, in particolare sono un elemento nuovo, visto che i rami c'erano già. Che cosa è successo?
È il tentativo di prendere possesso di un territorio. In realtà avevo già fatto dei lavori anni fa, poi a Pantelleria ho trovato delle foglie di magnolia, me ne sono innamorato e le ho portate in studio, dove sono rimaste per tre anni fino a che è maturata l'idea di questi lavori. In quest'ultimo periodo ho cercato una direzione nuova per aprire una porta. Se rimango troppo sulla stessa idea o sullo stesso materiale, finisce che mi annoio e i risultati scadono, ho bisogno di aggiungere e muovere sempre. L'idea di quest'ultimo lavoro è che una possibilità per rinnovarsi stia nel perdersi, nel sapere e riuscire a dimenticare. Questi lavori s'intitolano: Perso, trovato, perso. Trovare un'altra strada nel rapporto più vicino alla natura potrebbe essere una possibilità, ma anche qui so di non inventare nulla di nuovo.

Tu hai sottolineato in passato l'importanza del gioco come processo senza scopo. E hai detto che quando si smarrisce la facoltà del gioco, nella vita adulta, è una perdita grave. Tu giochi, quindi?
Il gioco è molto importante perché quello che conta non è il risultato finale, ma il percorso. La genesi delle mie sculture ha un processo simile, in realtà le figure con gli arti lunghi sono cosi perché volevo semplicemente che dessero l'idea di essere veloci…

I tuoi lavori pongono delle domande più che dare delle risposte. Pensi che sia questo, oggi, il ruolo dell'artista?
Le persone con le tasche piene di risposte mi annoiano e mi insospettiscono molto, mentre quelle che col loro modo, qualsiasi esso sia, pongono degli interrogativi "sottili" mi affascinano molto.

opere dell'artista