Lista degli Artisti

Ottorino De Lucchi

Foto Ottorino De Lucchi

Ottorino De Lucchi è nato a Ferrara, l'8 novembre 1951, ore 15,50. Si è laureato in Chimica (1975) e Farmacia (1977) presso l'Università di Padova. Durante la sua vita ha sempre svolto attività artistica intercalandola con la professione di chimico universitario soprattutto durante i lunghi periodi all'estero o al di fuori della famiglia. Ha approfondito la conoscenza dei materiali delle tecniche pittoriche che insegna all'Università Ca' Foscari di Venezia nel Corso di Laurea in Conservazione e Restauro. Durante la permanenza negli Stati Uniti ha potuto visitare e osservare da vicino l'opera di A. Wyeth, appassionandosi alla tecnica e al virtuosismo dei suoi dipinti definiti come "drybrush". Senza ulteriori informazioni, ha iniziato una serie di sperimentazioni che hanno portato allo sviluppo indipendente di una tecnica del tutto originale sia nell'esecuzione che nei soggetti. La tecnica prevede l'uso della pittura ad acquerello, dove il rapporto pigmento-legante è ottimale sia per quanto riguarda la trasparenza che la vivacità e la luminosità dei colori. La tramatura pittorica ottenuta utilizzando indistintamente pennelli, carta e tessuti è particolarmente adatta a descrivere la superficie di nature morte, figure e paesaggi. Le velature e le applicazioni di colore ottenute sia direttamente che attraverso attente rimozioni di colore permettono risultati non ottenibili con altre tecniche pittoriche. I risultati particolarmente rilevanti per contrasto e luminosità hanno sorpreso molti cultori sia italiani che stranieri tanto che Ottorino De Lucchi è stato più volte invitato a illustrare la tecnica in accademie e in istituti d'arte e gli è stato richiesto di illustrare in un tutorial il metodo esecutivo.

Principali Mostre:

2016
Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2015
Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Galleria Nino Sindoni, Asiago (IT)
Galleria Nuovospazio, Portoferraio (IT)
Galleria Nuovospazio, Piacenza (IT)

2014
CK Contemporary, San Francisco (US)
Questarte, Arquà Petrarca (IT)
Studio 10, San Martino d.A., Mantova (IT)
Art Box - Water Views, Vicenza (IT)

2013
Galleria Fiorentina, Firenze (IT)
Galleria Novecento, Portu Quatu (IT)
CK Contemporary, San Francisco (US)

2012
Collezione 7x11, Itinerante (IT)
Questarte, Brunico (IT)
Galleria Novecento, Portu Quatu (IT)
Museo Ceramica, Deruta (IT)
CK Contemporary, San Francisco (US)
Galleria Salamon, Milano (IT)

2011
Studio 10, San Martino d.A., Mantova (IT)
Galleria Novecento, Salerno (IT)
Galleria Nino Sindoni, Asiago (IT)

2010
Galleria Civica Palazzo Moroni, Padova (IT)
Collezione 7x11, Itinerante (IT)
Showroom Ingo Maurer, Monaco (DE)
Museè d'Arts Decoratifes, Bordeaux (FR)

2009
Galleria Dal Ferro, Thiene, Vicenza (IT)
Galleria Gagliardi, San Giminiano (IT)
Galleria Questarte, Padova (IT)
Galleria Nino Sindoni, Asiago (IT)

2008
Galleria Gagliardi, San Giminiano (IT)
Galleria Questarte, Padova (IT)
Hotel Sofitel, Venezia (IT)
Galleria Novecento, Salerno (IT)

2007
Galleria Paola Dal Ferro, Thiene, Vicenza (IT)

2006
Galleria l'Incontro, Cremona (IT)
Galleria Civica Artcafé Englos, Dobbiaco, Bolzano (IT)

2005
Galleria Mandelli, Seregno, Milano (IT)
Editoriale CDE, Castel del Piano, Grosseto (IT)
Galleria l'Incontro, Cremona (IT)
Galleria Sindoni, Asiago, Vicenza (IT)
Galleria Gaudì, Madrid (ES)

2004
Galleria Civica, Bressanone, Bolzano (IT)
Galleria Spazio 10, San Martino dall'Argine, Mantova (IT)
Galleria Civica Sala Domus, Salò, Brescia (IT)
Galleria Civica Casa Seebock, Brunico, Bolzano (IT)
Galleria Borromeo, Pordenone (IT)
Galleria La Roggia, Conegliano, Treviso (IT)
Galleria Novecento, Salerno (IT)

2003
Galleria Sindoni, Asiago, Vicenza (IT)
Galleria Borromeo, Padova (IT)

2002
Galleria Sindoni, Asiago, Vicenza (IT)
Proposte, Galleria Forni, Bologna (IT)
Galleria Al Tezzon, Camposampiero, Padova (IT)

2001
Proposte Galleria Forni, Bologna (IT)
La Galleria, Padova (IT)


Alessandra Redaelli

Ottorino De Lucchi. Metafisica del quotidiano

“Esordisce così, Ottorino De Lucchi: "I gemelli non andrebbero mai separati prematuramente: devono essere loro a decidere quando è il momento". E lui sa bene di che cosa parla, visto che – con il suo gemello Michele, l'architetto – fa parte di una di coppia risolta e compiuta: entrambi artisti (sebbene in campi diversissimi) ed entrambi arrivati nella vita esattamente dove volevano arrivare. "Noi siamo stati nella stessa classe fino alla quinta liceo, e questo è stato un bene. Ora non sarebbe più possibile: ora separano i gemelli fin dall'asilo, ma è un approccio che rischia di compromettere equilibri delicatissimi, di generare sofferenza". Insieme fino alla fine delle superiori, dunque. E poi ognuno per la sua strada. E se la strada di Michele è l'architettura, quella di Ottorino è la scienza. E' un chimico, infatti, prima di tutto. E questo dato è fondamentale per comprendere l'alchimia sofisticatissima alla base del suo lavoro artistico. La sua attenzione ai materiali, dunque, e il suo studio paziente e costante per arrivare a una tecnica sempre più precisa sono figli di una mentalità pragmatica e scientifica. Un approccio che l'artista riassume in quattro punti: plan, do, check e act; cioè pianifica, realizza, controlla e agisci. Sostanzialmente il cosiddetto "ciclo di Deming", un modello studiato per il miglioramento continuo della qualità in un'ottica a lungo raggio: l'unico metodo, secondo De Lucchi, alla base di un valido processo creativo.
Ed è proprio così che l'artista è arrivato alla tecnica che lo contraddistingue, la sua personalissima versione del watercolor drybrush (cioè, semplificando, dell'acquerello a secco). Già, perché al di là di quella che può essere la prima impressione, le sue nature morte piene, pastose, con quei colori vividi e tuttavia trasparenti che danno l'idea che la luce provenga dall'interno stesso dell'oggetto, sono acquerelli. Dimentichiamo dunque l'immagine tipica dell'acquerello come di un lavoro evanescente, delicato, pallido e fissiamo bene questi trionfi di uva bianca, giunta a quel punto perfetto della maturazione che implica la massima dolcezza, guardiamo la consistenza vellutata e leggera dei kikinger, gli spicchi gonfi del mandarino e poi i contenitori: l'argento lucente, la porcellana candida, la consistenza scabra e spaccata della pietra. E ancora il nero dello sfondo, pieno e denso, su cui le nature morte si stagliano come icone. Quando negli Stati Uniti scoprii la pittura di Andrew Wyeth, rimasi folgorato", racconta l'artista. "Guardai le didascalie: riportavano watercolor drybrush… e così sono partito da lì, per prove ed errori, dall'idea di usare un pennello asciutto sull'acquerello". Se Wyeth preferisce i colori bruni, terrosi e sabbiosi, però, il risultato che cerca Ottorino De Lucchi è di tutt'altro genere. Dell'acquerello, dunque, sceglie i colori più intensi e vividi, che grazie alla purezza dei pigmenti con questa tecnica sono enfatizzati al massimo, esplodendo nella loro piena potenza. Ecco, dunque, che lentamente si supera il mero senso della realtà – il significato letterale di un termine abusato come "iperrealismo" – per approdare a un oltre molto più interessante. Perché questi non sono colori reali: sono quelli ad altissima definizione del full HD. La tecnologia degli acquerelli moderni, quelli di ultimissima generazione, si può paragonare infatti alla più sofisticata alta definizione digitale, e la tecnica del drybrush, che ne trae il massimo del colore, è l'unica possibile perché il messaggio veicolato viri decisamente verso suggestioni metafisiche modernissime.
Ecco dove si collocano dunque queste nature morte uniche nel loro genere. Ed è proprio su questo limite incerto tra realtà e ultrarealtà che si gioca la loro seduzione. Ma non si tratta solo della scelta cromatica. Osserviamo l'inquadratura che sceglie l'artista: l'oggetto è perfettamente frontale. Non è scorciato dall'alto, non è posato su un tavolo davanti a noi: l'oggetto è millimetricamente allineato alla direzione dei nostri occhi. Come se possedesse, a sua volta, un paio d'occhi e quelli stessero puntati proprio verso di noi. Non è un dettaglio da poco. De Lucchi prende un bel vaso di peltro – consumato al punto giusto perché l'uso abbia segnato piccoli solchi sulla sua superficie – oppure una ciotola di porcellana a finissimi disegni blu, vi pone delle mele rosse, o delle ciliegie succose, ma nulla di straordinario o di particolare: potrebbero essere uno scorcio della nostra casa, un pezzo del nostro quotidiano che avremmo anche rischiato di dimenticare. Li prende e poi fa il miracolo. Li strappa alla realtà, li pone in un vuoto cosmico nero come il fondo dell'universo e fa anche in modo che ci guardino diritto in faccia. Ecco allora lo spaesamento, il senso sottile di smarrimento, come quando vediamo una faccia conosciuta in un contesto assurdo, che non le appartiene.
La figurazione, dunque, la scelta di un tema semplice e leggibile come la natura morta, diventa per l'artista il pretesto per un discorso squisitamente concettuale. Un'analisi chirurgica della realtà che può leggersi anche come una disamina sulla bellezza e sulla caducità, per certi versi sulla vita e sulla morte. Mi viene in mente la creatività folle e sontuosa di Marc Quinn. In particolare quell'installazione – Garden – dove fiori freschi, giunti al punto massimo della loro fioritura e della loro perfezione, sono immersi nel silicone congelato perché mantengano per sempre, anche nella morte, le forme e i colori della piena fioritura. Ma se la serra immobile di Marc Quinn, dove non spira un alito di vento, fa pensare al corpo di Biancaneve nella bara di cristallo costruita dai nani – destinato a restare bello per tutta l'eternità anche nella morte – De Lucchi sceglie la vita, e ci regala una speranza proprio in quella luce che pulsa dal di dentro, dal cuore caldo delle cose."

opere dell'artista