Lista degli Artisti

Igor Molin

Portrait picture of Igor Molin

Nasce a Venezia nel 1981. Consegue il Diploma di Maturità artistica presso il Liceo Artistico Statale di Venezia, il diploma all'Accademia di Belle Arti di Venezia e la Laurea specialistica in Arti visive e discipline per lo spettacolo con indirizzo pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia.
Da sempre la sua ricerca poetica è strettamente legata alla pittura e alla figurazione, nell'obiettivo di narrare la propria contemporaneità con un linguaggio personale. Luce e colore contraddistinguono i suoi lavori che risentono della forte influenza delle sue origini veneziane.
La pittura di Molin è una sorta di diario personale su cui annota continuamente il vissuto quotidiano, soprattutto quello legato all'omologazione giovanile e alle nuove tendenze sociali spesso contestualizzate in uno scenario fuori dal tempo e dallo spazio. Ha esposto in Italia e all'estero e attualmente collabora con diverse galleria in Italia, Francia e Slovenia.
Vive e lavora a Riva del Garda (TN).

Mostre personali:

2016
Confronti – Gianluca Corona e Emanuele Dascanio, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Poesia del Quotidiano, D'Haudrecy Art Gallery, Knokke-Heist (BE)
Gianluca Corona, Fondazione Federica Galli, Milano (IT)

2015
Quattro Stagioni, Salamon & Co Fine Arts, Milano (IT)

2014
Il canto delle cose mute, D'Haudrecy Art Gallery, Knokke-Heist (BE)

2013

 Nove Sfumature di Colore, Salamon & Co Fine Arts, Milano (IT)

2012

Gianluca Corona, Galleria Cristina Busi, Chiavari

Evoluzione, Salamon & Co Fine Arts, Milano (IT)

2011
Corona e Nannini – Di Cielo e di Terra. La Grande Pianura, a cura di V. Cwalinski, Galleria Forni, Bologna (IT) 

Workshop, Salamon & Co Fine Arts, Milano (IT)

2010

Luci e Ombre, Circolo Culturale Il Triangolo, Cremona (IT)

2008

L'incanto dell'oscurità, Studio Forni, Milano (IT)

2006

 Disïato Frutto, Studio Forni, Milano (IT)

2003 

Ritratti, Figure, Nature Morte, a cura di P.C. Marani, Palazzo Farnese, Piacenza (IT)

2002

Luce Forma Mistero, Le Segrete di Bocca, Milano (IT)

2000

Elogio della Bellezza, a cura di C. Franza, Basilica di San Carlo al Corso, Milano (IT)

1997 

Dipinti e Disegni, Libreria Bocca, Milano (IT)


Mostre collettive:

2016
St-Art, Salamon & Co Fine Arts, Strasbourg (FR)

2015
St-Art, Salamon & Co Fine Arts, Strasbourg (FR)
Non Solo Vero, Palazzo Einaudi, Chivasso – Torino (IT)
Il Cibo, Nutrimento per gli Occhi, Oratorio di S. Cristoforo, Piacenza (IT)
Phisis, Silvano Lodi InArt Gallery, Lugano (CH)

2014 

Art Verona, Salamon & Co Fine Arts, Verona
 (IT)
ArteFiera, Galleria Forni, Bologna
 (IT)
Antiqua, Salamon & Co Fine Arts, Genova
 (IT)
Foire d'Art Contemporain ART UP, Galleria Forni, Lille
 (FR)
Olympia. International Art & Antiques Fair, Salamon & Co Fine Arts, Londra
 (UK)
Art Nocturne Knocke, D'Haudrecy Art Gallery, Knokke-Zoute (BE)

2013 

Art Verona, Galleria Forni, Verona (IT) 

FlashBack, Salamon & Co Fine Arts, Torino (IT) 

Naturales Quaestiones, Palazzo dell'Arengario, Monza (IT) 

Contrasti. Dialoghi dal figurativo al concettuale, Galleria Benappi, Torino (IT) 

St-Art, Galleria Forni, Strasburgo
 (FR)
Cibo per gli occhi, Barbara Frigerio Contemporary Art, Milano
 (IT)
Olympia. International Art & Antiques Fair, Salamon & Co Fine Arts, Londra
 (UK)
Arte in Terapia, a cura di Alberto D'Atanasio, Ex Museo Archeologico, Spoleto – Perugia (IT) 

64° Premio Michetti. La bellezza necessaria, Museo Michetti, Palazzo San Domenico, Francavilla al Mare – Chieti (IT) 

Art Nocturne Knocke, D'Haudrecy Art Gallery, Knokke-Zoute (BE)

2012 

Fiera Internazionale AAF, Salamon & Co Fine Arts, Milano (IT) 

Art Nocturne Knocke, D'Haudrecy Art Gallery, Knokke-Zoute (BE)

2011

Fiera Internazionale AAF, Salamon & Co Fine Arts, Milano (IT)
Les Arbres, Galleria Forni, Bologna (IT) 

Fiera Internazionale AAF, Salamon & Co Fine Arts, Amsterdam (IT) 

Finis Valtellinae?, a cura di P. Lesino e G.M. Prati, Palazzo Pretorio, Sondrio (IT) 

Il mito del vero, a cura di P. Lesino e G.M. Prati, Situation, Spazio Guicciardini, Milano (IT) 

54° Biennale Venezia 2011, a cura di V. Sgarbi, Palazzo Te, Padiglione Lombardia, Mantova
 (IT)
ArteFiera, Salamon & Co Fine Arts, Verona
 (IT)
MiaMi, Salamon & Co Fine Arts, Palazzo Giureconsulti, Milano (IT) 

Nature Redivive, a cura di G.M. Prati e P. Lesino, Palazzo Guidobono, Tortona – Alessandria (IT)

2010

 L'urlo del Silenzio, Le Gallerie dei Gerosolimitani, Perugia (IT)

2009
Contemplazioni, a cura di A. Agazzani, Castel Sismondo, Rimini (IT) 

Ut Pictura Poesis, a cura di E. Cavallo, Centro di Promozione Culturale Le Muse, Andria (IT) 

Una finestra sul mondo, a cura di A. Agazzani, Museo Diocesano, Catania (IT) 

MiArt, Studio Forni, Milano (IT)

2008 

Flowers, Studio Forni, Milano (IT) 

MiArt, Studio Forni, Milano (IT)

2007 

Arte Italiana 1968 – 2007 Pittura, a cura di V. Sgarbi, Palazzo Reale, Milano
 (IT)
58° Premio Michetti. Nuovi realismi, a cura di M. Sciaccaluga, Palazzo San Domenico, Francavilla al Mare – Chieti (IT) 

Nuovi Pittori della Realtà, a cura di M. Sciaccaluga, PAC, Milano
 (IT)
MiArt, Studio Forni, Milano (IT)

2006 

Flowers, Galleria d'Arte Contemporanea di Palazzo Ducale, a cura di P. Donini e D. Del Moro, Pavullo nel Frignano – Modena (IT)
Flowers, Galleria Forni, Bologna (IT) 

MiArt, Studio Forni, Milano (IT)

2005 

MiArt, Studio Forni, Milano (IT)

2004 

Silenzi, La natura morta contemporanea tra l'Italia e i Paesi Bassi, Galleria Rob Smeets, Milano (IT)

2003 

Premio Cairo Communication, Palazzo della Permanente, Milano (IT) 

Innesti Contemporanei, Associazione Il Salotto di Milano, Galleria Vittorio Emanuele II, Milano (IT)

2002

 Nature morte, a cura di A. Riva, Galleria del Tasso, Bergamo (IT)

2000 

Sui generis, a cura di A. Riva, PAC, Milano (IT)

Pubblicazioni:

2013
La più buona colazione del mondo, testo Giovanna Zoboli, illustrazioni Massimo corona (ed. Topipittori)

2011
C'è posto per tutti (ed.Topipittori)

2009
Ninna nanna per una pecorella, testo Eleonora Bellini, illustrazioni Massimo corona (ed. Topipittori)

2007
Deep Sleep (Grrrzetic Editrice)

2005
Ruga e Tarta, testo Ferruccio Giromini, illustrazioni Massimo corona (ed. Hablò)

Alessandra Redaelli

Equilibri.

Una pittura piatta, disinteressata alla prospettiva, alla profondità, alle ombre e all’ingombro dei corpi è solitamente definita flat. Ogni volta che la critica incontra un pittore flat, i riferimenti corrono al fumetto, all’illustrazione, all’arte pop. È un riflesso condizionato, un impulso di pavloviana memoria che obbliga l’esperto a classificare queste espressioni, ancor prima di averle osservate, come forme artistiche derivate dall’immaginario della cultura di massa. Massimo corona è senza dubbio un artista pop, ma non per i motivi che abbiamo elencato. Non s’ispira direttamente al fumetto, nonostante abbia disegnato fumetti. Non guarda all’illustrazione per l’infanzia, benché abbia illustrato almeno un paio di fiabe per bambini. Soprattutto, non strizza l’occhio alla cultura pop intesa come recupero d’iconografie largamente condivisibili. Non dipinge personaggi dei cartoon, dello star system, della politica e della cronaca. In realtà, non si dedica ad alcun argomento in particolare. Non è un artista “tematico”, né “concettuale”. Non si può, usando un vezzo del lessico critico, definire la sua arte come una “ricerca”, mentre è piuttosto facile scorgervi una serie di piccole “scoperte” formali e sintattiche che procedono da altrettante illuminazioni mentali. Le sue opere possiedono la qualità rara di non annoiare l’osservatore e, dunque, di non consumarsi in fretta, principalmente perché l’artista trasferisce in esse quel senso di incompiutezza e di sospensione che egli stesso forse avverte in quel prezioso e inafferrabile attimo in cui l’immagine prende corpo nell’immaginazione. Non si tratta solo di quell’abilità narrativa, una qualità che già altrove sottolineavo e che fa sembrare le sue opere come frammenti di uno storyboard incompiuto, di cui si sia perso l’incipit e l’epilogo. Non è solo la suspense tipica di un racconto noir a catturare lo sguardo dell’osservatore e ad avvincerlo, ma è qualcosa che sfugge alla comprensione logica e razionale. Sembra quasi che le immagini dipinte da corona rilascino il loro significato in due tempi. In un primo momento ne cogliamo il senso generale e in seguito ne afferriamo le implicazioni. In questo, corona è senz’altro un maestro della narrazione, ma io sospetto anche della “rivelazione”. Le sue opere sono frammenti di una storia più ampia, che lo spettatore completa a suo piacimento, ma allo stesso tempo sono enigmi simili a kōan. Nella pratica Zen, il kōan è un’affermazione paradossale, un rompicapo che serve a "risvegliare" la consapevolezza del discepolo. Uno dei più celebri è “Qual è il suono di una sola mano che applaude?”. Un altro recita: “se non puoi fare niente, che cosa puoi fare?”. Sono quesiti che suppongono risposte diverse secondo la persona che le fornisce. Ma ciò che conta è la domanda, non la risposta. Nella loro apparente semplicità, le immagini create dall’artista milanese, sono simili a quesiti. Sono rebus o enigmi, lanciati, come missili, nello spazio cognitivo del pubblico. Sono trappole mentali che attendono di essere disinnescate, ma, è bene sottolineare, che non esiste una procedura standard. Ognuno sbroglia la matassa a proprio modo. Sempre ammesso che vi sia una matassa da sbrogliare.

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Massimo corona è un pittore asciutto, secco e sintetico come un minimalista, ma allo stesso tempo semplice, immediato e diretto come un artista pop. La sua è una grammatica ridotta a pochissimi lemmi, una lingua basilare, lineare, dove il segno e i colori sono calibrati e controllati al massimo grado. Per questo, oltre che per la presenza di una già evidente tendenza narrativa, corona evita di titolare le proprie opere. Il titolo è, infatti, un corpo estraneo alla pittura, un elemento che vincola e che dirige l’attenzione di chi guarda verso un certo tipo d’interpretazione, escludendo così tutte le altre. Il contrario di quanto corona si propone di fare, e cioè, il minimo possibile. Il minimalismo di corona è, quindi, una forma rispettosa di parsimonia, di continenza verbale, il riflesso della convinzione che la pittura debba esprimersi solo con i propri mezzi, senza ricorrere ad altri linguaggi. L’aspetto pop delle opere dell’artista, consiste principalmente nell’assoluta semplicità dei soggetti, figure di bizzarri animali, poste in relazione con oggetti quotidiani su fondali uniformi, spesso monocromatici. Come ha affermato in una recente intervista, “una pittura semplice, con tinte piatte e contorno nero mi sembrava quella più adatta per le cose che voglio dire… immediata, semplice, ma anche tagliente come un rasoio” . C’è, in effetti, qualcosa di affilato nell’arte di corona, che assume la forma di una serpeggiante crudeltà, come nel caso del dipinto con la lumaca che corre sul filo della lama di un rasoio o in quello della iena col muso sporco di sangue. L’artista evidenzia con assoluta freddezza il carattere ferale delle sue creature, che conservano, nonostante l’aspetto fiabesco, un naturale istinto omicida, come nell’immagine della serpe in procinto di divorare l’uovo. corona descrive un mondo molto prossimo a quello reale, dove ogni essere è vittima e carnefice. In un certo qual modo, egli rispetta l’equilibrio esistente in natura. Anzi, ne fa una metafora della fragilità e precarietà dell’esistenza. Il pesciolino rosso nel bicchiere d’acqua in bilico sul piano di un tavolo ne è un esempio. Lo stesso si può dire della mantide che ondeggia su un sottile ramo, bilanciando il proprio peso con le qualità elastiche di quest’ultimo. L’equilibrio, come condizione esistenziale e come qualità dello spirito, ricorre anche in altri lavori recenti. La scienza definisce l’equilibrio come lo stato fisico di un sistema nel quale non intervengono cambiamenti se non per cause esterne. Nella fisica classica è, invece, la stabilità di un corpo sia fermo che in moto. Beffardamente, le creature di corona sono colte proprio nell’attimo fugace in cui questa staticità è finalmente raggiunta. Ma si tratta di una condizione innaturale in un cosmo dominato dall’impermanenza. L’immagine del coniglio stabile sulla superficie curva di una lattina diventa così un paradosso, un kōan, appunto. Quelle di corona sono opere deliberatamente equivoche, costruite per riflettere ambiguità percettive che possono tradursi in ambiguità ontologiche. L’illusione del pesce volante in procinto di divorare la luna è un gioco visivo che può trasformarsi in una riflessione sulla natura ingannevole delle apparenze, mentre l’associazione apparentemente priva di senso tra una rana e un rossetto, rimanda inevitabilmente alla favola del Principe Ranocchio. corona consegna le sue invenzioni a meccanismi cognitivi prevedibili, che portano l’osservatore a completare il rebus con significati ulteriori. A ben pensarci, corona è autore solo una parte dell’opera. L’altra parte è firmata dal pubblico. Anche questa, in fondo, è una forma di equilibrio.

opere dell'artista