Lista degli Artisti

Igor Molin

Portrait picture of Igor Molin

Nasce a Venezia nel 1981. Consegue il Diploma di Maturità artistica presso il Liceo Artistico Statale di Venezia, il diploma all'Accademia di Belle Arti di Venezia e la Laurea specialistica in Arti visive e discipline per lo spettacolo con indirizzo pittura all'Accademia di Belle Arti di Venezia.
Da sempre la sua ricerca poetica è strettamente legata alla pittura e alla figurazione, nell'obiettivo di narrare la propria contemporaneità con un linguaggio personale. Luce e colore contraddistinguono i suoi lavori che risentono della forte influenza delle sue origini veneziane.
La pittura di Molin è una sorta di diario personale su cui annota continuamente il vissuto quotidiano, soprattutto quello legato all'omologazione giovanile e alle nuove tendenze sociali spesso contestualizzate in uno scenario fuori dal tempo e dallo spazio. Ha esposto in Italia e all'estero e attualmente collabora con diverse galleria in Italia, Francia e Slovenia.
Vive e lavora a Riva del Garda (TN).

Mostre personali:

2017
IN THE LIGHT, a cura di G. Salvaterra, Galleria Melori & Rosenberg, Venezia (IT)
I REMEMBER WHEN..., a cura di E. Horodniceanu, Bistrot de Venise, Venezia (IT)

2014
TEMPORARY ART IN SPRING, a cura di M. Mo e DesignStudio25, Calamandrana – Asti (IT)

2013
SIMPLE PERSONS, a cura di F. Giobbe, Galleria Mini- Civica, Moena – Trento (IT)

2012
CHOREOGRAPHIE URBAINE, a cura di C. Even, A. Quiniou e P. Valente, Galerie L'Echaudé, Parigi (FR)
GENTE COMUNE, a cura di A. Cossu e Promart, Palazzo Libera, Villa Lagarina Rovereto - Trento (IT)
(IT. VS. SI. FIGURE), Igor Molin con Tjaša Čuš. a cura di J. Forbici e M. Vicari, Galerija FO.VI., Ptuj (SI)

2011
PEOPLE GO ON HOLIDAY, a cura di E. Donaggio e A. Pugnalin, Galleria d'Arte L'Occhio, Venezia (IT)

2009
CHROMATIC ALCHEMY, a cura di J. Forbici, Galerija Tenzor, Ptuj (SI)

2008
VIRUS DI UMOR LEGGERO, a cura di E. Donaggio, Galleria L'Occhio, Venezia (IT)
L'incanto dell'oscurità, Studio Forni, Milano (IT)

2006
IGOR MOLIN, Libreria Mondadori, a cura di G. Ulian ,Venezia (IT)

2005

Galleria Tenzor, a cura di V. Forbici e J. Forbici, Ptuj (SI)
IL BINOCOLO, sguardo su giovani artisti, a cura di E. Capitanio, Galleria d'Arte l'Occhio, Venezia (IT)


Mostre collettive:

2015
BIENNALE DI CARTA, a cura di V. Bertesina, Palazzo Fogazzaro, Schio – Vicenza (IT)
A TIMES GO BY, Galleria Melori & Rosenberg, Venezia (IT)
VENICE MICRO ACADEMY, a cura di G. Lionello e M. Ruggini, Galleria Casa della Renna – Venezia (IT)

2014 

ART(R)EVOLUTION, a cura di D. Ferrari e L. Traini, GAG Neoludica, Villa Bottini, Lucca (IT)

2013 

RIVERS OF A.I.R., a cura di T. Donà, Peschiera Nuova, Roma (IT)

2012 


 ARTS2, Galleria ARTSRBIJA.NET, Centri Culturali in Serbia, Bosnia, Monte Negro, Romania e Macedonia

2011
FISIONOMIE E IDENTITÀ, a cura di D. M. Papa, Palazzo Arduino, Cuorgné – Torino (IT)

2010

 INVASIONI E TERAPIE, a cura di A. Pezzin, Palazzo Fogazzaro, Schio - Vicenza (IT)

2009
TALK TO ME, a cura di D. Fiser e dell'Art Factory, Majperk Postnina – Ptuj (SI)
TRASFIGURAZIONE, a cura di C. Palazzo, Galleria San Vidal, Venezia (IT)

2006 

SENZA CRITICA, a cura di G. Ulian, Libreria Mondadori, Venezia (IT)
BERLINER KUNST SALON, Berlino (DE)

2005 

ATELIER APERTI, a cura di G. Vallese, Biennale di Venezia, Venezia (IT)
CONTROLUCE, a cura di S. Simi de Burgis, Padiglione Italia - Biennale di Venezia, Venezia (IT)

Pubblicazioni:

2013
La più buona colazione del mondo, testo Giovanna Zoboli, illustrazioni Massimo corona (ed. Topipittori)

2011
C'è posto per tutti (ed.Topipittori)

2009
Ninna nanna per una pecorella, testo Eleonora Bellini, illustrazioni Massimo corona (ed. Topipittori)

2007
Deep Sleep (Grrrzetic Editrice)

2005
Ruga e Tarta, testo Ferruccio Giromini, illustrazioni Massimo corona (ed. Hablò)

Alessandra Redaelli

Equilibri.

Una pittura piatta, disinteressata alla prospettiva, alla profondità, alle ombre e all’ingombro dei corpi è solitamente definita flat. Ogni volta che la critica incontra un pittore flat, i riferimenti corrono al fumetto, all’illustrazione, all’arte pop. È un riflesso condizionato, un impulso di pavloviana memoria che obbliga l’esperto a classificare queste espressioni, ancor prima di averle osservate, come forme artistiche derivate dall’immaginario della cultura di massa. Massimo corona è senza dubbio un artista pop, ma non per i motivi che abbiamo elencato. Non s’ispira direttamente al fumetto, nonostante abbia disegnato fumetti. Non guarda all’illustrazione per l’infanzia, benché abbia illustrato almeno un paio di fiabe per bambini. Soprattutto, non strizza l’occhio alla cultura pop intesa come recupero d’iconografie largamente condivisibili. Non dipinge personaggi dei cartoon, dello star system, della politica e della cronaca. In realtà, non si dedica ad alcun argomento in particolare. Non è un artista “tematico”, né “concettuale”. Non si può, usando un vezzo del lessico critico, definire la sua arte come una “ricerca”, mentre è piuttosto facile scorgervi una serie di piccole “scoperte” formali e sintattiche che procedono da altrettante illuminazioni mentali. Le sue opere possiedono la qualità rara di non annoiare l’osservatore e, dunque, di non consumarsi in fretta, principalmente perché l’artista trasferisce in esse quel senso di incompiutezza e di sospensione che egli stesso forse avverte in quel prezioso e inafferrabile attimo in cui l’immagine prende corpo nell’immaginazione. Non si tratta solo di quell’abilità narrativa, una qualità che già altrove sottolineavo e che fa sembrare le sue opere come frammenti di uno storyboard incompiuto, di cui si sia perso l’incipit e l’epilogo. Non è solo la suspense tipica di un racconto noir a catturare lo sguardo dell’osservatore e ad avvincerlo, ma è qualcosa che sfugge alla comprensione logica e razionale. Sembra quasi che le immagini dipinte da corona rilascino il loro significato in due tempi. In un primo momento ne cogliamo il senso generale e in seguito ne afferriamo le implicazioni. In questo, corona è senz’altro un maestro della narrazione, ma io sospetto anche della “rivelazione”. Le sue opere sono frammenti di una storia più ampia, che lo spettatore completa a suo piacimento, ma allo stesso tempo sono enigmi simili a kōan. Nella pratica Zen, il kōan è un’affermazione paradossale, un rompicapo che serve a "risvegliare" la consapevolezza del discepolo. Uno dei più celebri è “Qual è il suono di una sola mano che applaude?”. Un altro recita: “se non puoi fare niente, che cosa puoi fare?”. Sono quesiti che suppongono risposte diverse secondo la persona che le fornisce. Ma ciò che conta è la domanda, non la risposta. Nella loro apparente semplicità, le immagini create dall’artista milanese, sono simili a quesiti. Sono rebus o enigmi, lanciati, come missili, nello spazio cognitivo del pubblico. Sono trappole mentali che attendono di essere disinnescate, ma, è bene sottolineare, che non esiste una procedura standard. Ognuno sbroglia la matassa a proprio modo. Sempre ammesso che vi sia una matassa da sbrogliare.

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Massimo corona è un pittore asciutto, secco e sintetico come un minimalista, ma allo stesso tempo semplice, immediato e diretto come un artista pop. La sua è una grammatica ridotta a pochissimi lemmi, una lingua basilare, lineare, dove il segno e i colori sono calibrati e controllati al massimo grado. Per questo, oltre che per la presenza di una già evidente tendenza narrativa, corona evita di titolare le proprie opere. Il titolo è, infatti, un corpo estraneo alla pittura, un elemento che vincola e che dirige l’attenzione di chi guarda verso un certo tipo d’interpretazione, escludendo così tutte le altre. Il contrario di quanto corona si propone di fare, e cioè, il minimo possibile. Il minimalismo di corona è, quindi, una forma rispettosa di parsimonia, di continenza verbale, il riflesso della convinzione che la pittura debba esprimersi solo con i propri mezzi, senza ricorrere ad altri linguaggi. L’aspetto pop delle opere dell’artista, consiste principalmente nell’assoluta semplicità dei soggetti, figure di bizzarri animali, poste in relazione con oggetti quotidiani su fondali uniformi, spesso monocromatici. Come ha affermato in una recente intervista, “una pittura semplice, con tinte piatte e contorno nero mi sembrava quella più adatta per le cose che voglio dire… immediata, semplice, ma anche tagliente come un rasoio” . C’è, in effetti, qualcosa di affilato nell’arte di corona, che assume la forma di una serpeggiante crudeltà, come nel caso del dipinto con la lumaca che corre sul filo della lama di un rasoio o in quello della iena col muso sporco di sangue. L’artista evidenzia con assoluta freddezza il carattere ferale delle sue creature, che conservano, nonostante l’aspetto fiabesco, un naturale istinto omicida, come nell’immagine della serpe in procinto di divorare l’uovo. corona descrive un mondo molto prossimo a quello reale, dove ogni essere è vittima e carnefice. In un certo qual modo, egli rispetta l’equilibrio esistente in natura. Anzi, ne fa una metafora della fragilità e precarietà dell’esistenza. Il pesciolino rosso nel bicchiere d’acqua in bilico sul piano di un tavolo ne è un esempio. Lo stesso si può dire della mantide che ondeggia su un sottile ramo, bilanciando il proprio peso con le qualità elastiche di quest’ultimo. L’equilibrio, come condizione esistenziale e come qualità dello spirito, ricorre anche in altri lavori recenti. La scienza definisce l’equilibrio come lo stato fisico di un sistema nel quale non intervengono cambiamenti se non per cause esterne. Nella fisica classica è, invece, la stabilità di un corpo sia fermo che in moto. Beffardamente, le creature di corona sono colte proprio nell’attimo fugace in cui questa staticità è finalmente raggiunta. Ma si tratta di una condizione innaturale in un cosmo dominato dall’impermanenza. L’immagine del coniglio stabile sulla superficie curva di una lattina diventa così un paradosso, un kōan, appunto. Quelle di corona sono opere deliberatamente equivoche, costruite per riflettere ambiguità percettive che possono tradursi in ambiguità ontologiche. L’illusione del pesce volante in procinto di divorare la luna è un gioco visivo che può trasformarsi in una riflessione sulla natura ingannevole delle apparenze, mentre l’associazione apparentemente priva di senso tra una rana e un rossetto, rimanda inevitabilmente alla favola del Principe Ranocchio. corona consegna le sue invenzioni a meccanismi cognitivi prevedibili, che portano l’osservatore a completare il rebus con significati ulteriori. A ben pensarci, corona è autore solo una parte dell’opera. L’altra parte è firmata dal pubblico. Anche questa, in fondo, è una forma di equilibrio.

opere dell'artista