Lista degli Artisti

arcangelo ciaurro

Gli alberi costituiscono la maggior bellezza di tutti i paesaggi. Charles Darwin
Dipinti dai colori inconfondibili che si intersecano e fondono sulla superficie del quadro. Soggetto primo di tutti i lavori sono gli alberi: portatori di un preciso significato, dato dalla loro forma simbolica che stabilisce un solido legame con la terra e un'aspirazione spirituale data dai rami che puntano verso il cielo. Elementi stilisticamente resi da linee quasi impalpabili che delimitano lo spazio pittorico, elettriche ramificazioni che frammentano lo sfondo, si intrecciano, creano angoli di verità. Un'indagine artistica che per trovare la ricerca Bellezza e la Verità, parte dai boschi del varesotto e regala all'osservatore un'immersione nella natura madre alla ricerca di verità nella consapevolezza delle reciproche solitudini.

Nasce a Castellaneta (TA) nel 1953. Inizia a dipingere a soli 16 anni e 1969 ha la sua prima mostra personale. La sua ricerca pittorica prosegue con costanza verso uno stile autonomo ed indipendente, tanto negli aspetti tecnici che nei contenuti. I suoi lavori sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero. Vive e lavora a Varese dove svolge l'attività di pittore professionista sin dal 1977.

Selezione mostre personali:

2013
Caos & Bellezza – Branca, Brandes, Ciaurro, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2012
NaturAzioni – Ciaurro, Forbici, Nielsen, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2011
Se solo fossi un albero, Galleria Magenta, Barzio – Lecco (IT)

2010
Boscolo Hotel, Milano (IT)

2006
Lo spirito degli alberi, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea, Varese (IT)

2005
Galleria Arte Armanti, Varese (IT)

1992
Chiostro di Voltorre, Gavirate – Varese (IT)

1990
Gallery Ghiggini, Varese (IT)


Mostre collettive (selezione):

2015
BAF, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Bergamo (IT)
<20 15x15/20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2015, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Arte Genova, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)

2014
St'art, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Strasburgo (FR)
<20 15x15/20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2014, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Arte Genova, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)

2013
BAF, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Bergamo (IT)

2012
St'art, Galleria Palma Arte, Strasburgo (FR)
AAF Hamburg, Galleria Palma Arte, Amburgo (DE)
Facciamo il "Punto" sull'Arte, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
ArtExpo Arezzo, Galleria Corsi Monteforte, Arezzo (IT)
Art4Buisness, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Busto Arsizio (IT)
Arte Genova, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)

2011
Gallery Abante, Stoccolma (SE)
Un elogio degli Alberi, Palazzo Ducale, Modena (IT)
Les Arbres, Galleria Forni, Bologna (IT)

2007
Palazzo Nervi, Savona (IT)


Opere pubbliche:

26 opere di piccole dimensioni, Hotel Londra, Palace di Riva degli Schiavoni, Venezia (IT)
32 dipinti di grandi dimensioni (500x150 cm.), arredo quartiere Messina 2, Messina (IT)
Dipinti, acqueforti, sculture, bassorilievi e ceramiche dipinte, arredo villaggio Garden Club, San Vincenzo – Livorno (IT)
Dipinti, sculture, litografie e bassorilievi, arredo villaggio Neve sole, Val di sole – Trento (IT)
Dipinto murale nell'ambito dell'operazione Casoli Pinta, Casoli di Atri – Teramo (IT)
Dipinto murale su invito, Cadorago Lario – Como (IT)
Dipinti di grandi dimensioni, Casa di riposo "Fratelli Molina a Varese", Varese (IT)
Dipinto murale, Villaggio artistico G. Grandi - O. Tabacchi, Boarezzo – Varese (IT)
Dipinto, Chiesa dei frati cappuccini, Varese (IT)

Hanno scritto di lui:
Alessandra Redaelli, Mauro della Porta Raffo, Adriana Bonavia Giorgetti, Silvia Bottaro, Giorgio Seveso, Renato Valerio, Luigi Piatti, Nino Miglierina, Fausto Bonoldi, Paolo Zanzi, Sabrina Narezzi.
Alessandra Redaelli

Arcangelo Ciaurro. Arborea.

Arcangelo Ciaurro è uno di quegli artisti che hanno saputo fare di un tema – un solo e unico tema – il senso stesso della loro arte e della loro vita. E uno dei pochissimi che sono riusciti a farlo dando a quel tema ogni giorno – in ogni quadro, in ogni singolo segno di colore – un significato più profondo, sempre più forte, più intenso. Senza ripetersi mai. I suoi alberi non si devono leggere come una raccolta di esempi botanici, ma piuttosto come una galleria di ritratti. In cui ogni soggetto è tratteggiato con il suo carattere e i suoi capricci, la sua personalità e i suoi segreti, i suoi sogni e le sue emozioni. Perché è proprio tutta emotiva la chiave di lettura dei dipinti di Ciaurro.

Prende sempre lo spunto da fotografie, immagini che ha scattato lui, precisa, perché è necessario che lui abbia vissuto l’istante. Ma poi quelle foto, per quanto vissute, si rivelano solo un’ispirazione, un punto di partenza per un percorso che si potrebbe paragonare a un gioco di libere associazioni. Il tronco è solo un fantasma, uno scheletro, un sostegno, e poi, intorno, parte come una danza selvaggia il crescere istintivo e ritmato del colore dove la materia pittorica si somma alla materia pittorica. I colori vengono scelti solo ed esclusivamente seguendo l’istinto ma poi l'artista capita, quasi sempre, su tinte infuocate, calde, accese, rutilanti, palpitanti, che infondono al lavoro una vibrazione costante, sottotraccia, che si riesce quasi ad avvertire come un ronzio sommesso.

È un percorso sofferto, vissuto dall’artista, ogni volta, come un’epifania. Un percorso che dalla rassicurante figura dell’albero giunge a stravolgere il reale fino a percepire il caos della creazione; che dal senso terreno e materiale delle radici sale – proprio in senso verticale – alla spiritualità dell’essere. Perché secondo Ciaurro nell’umile albero, nella più piccola gemma, scorre la stessa energia che scorre in tutto l’universo. E lui ne ritrova i percorsi tortuosi, che dalle venature di una foglia portano alla circolazione sanguigna dell’uomo, al suo battito cardiaco, e da lì alla forma sinuosa del fulmine fino al lento ma inesorabile fluire di un fiume verso la sua foce.

Mauro della Porta Raffo

"Non voglio che appaia, voglio che sia"

Un uomo schivo, che nel vivere quotidiano a forza trattiene impeti e passioni. Un uomo dolce, acuto, intelligente che devi stanare. Un uomo che ha sofferto, soffre e soffrirà. Un uomo che sempre spera.

Un artista profondamente coinvolto in una continua, assillante ricerca. Mai contento, scopre ogni giorno altro del mondo e di sé. E trova. Ecco: trova!

“Non voglio che appaia” afferma e si dice, “Voglio che sia”. “Dipingo nel tentativo di comprendere gli equilibri” continua. “Provo e riprovo.”

Ciaurro, dunque, uomo e artista vero.

Adriana Bonavia Giorgetti

Ho incontrato Arcangelo Ciaurro tramite gli alberi. Lui li dipinge, io ne scrivo, entrambi li amiamo. Lui ricorda che, da piccolo, il suo gioco preferito era in una siepe inselvatichita di vecchissimi lauri dai grossi tronchi cavi, anneriti e fuligginosi dell’alto varesotto, dove con i compagni reinventava avventure africane. Da ragazzo, a casa dei nonni in Puglia, trovava rifugio in uno di quegli ulivi secolari che vengono tenuti bassi da sapienti potature; sulla cima, larga e accogliente come un grembo materno, gli dava ospitalità quando aveva bisogno di restare solo, di confidarsi, di ricevere conforto per un’assenza che non trovava consolazione. Lui vi saliva, vi si rannicchiava, ne penetrava intimamente la struttura che poi disegnava su fogli divenuti così importanti per la sua crescita umana che ancora li conserva. Durante il servizio militare in Trentino erano invece le alte conifere dei boschi alpini e i grandi platani delle piazze di paese ad attirarlo. Nelle ore libere girava da solo col suo blocco di carta, la penna e l’inchiostro di china e li ritraeva.

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I montanari lo credevano un addetto alla mappa del territorio e lui in effetti disegnava mappe, ma di una macchia d’alberi, della disposizione dei rami lungo un fusto, di quella delle foglie su un ramo; acquisiva una conoscenza preziosa che adesso è sottesa ai suoi lavori perché, afferma, solo avendo disegnato con cura i particolari nascosti si sa che cosa sta sotto la superficie che si dipinge. Quel suo disegnare alberi era la risposta spontanea ad una chiamata della natura; forse conteneva il pre-sentimento che, raggiunta la maturità artistica, essi avrebbero costituito il suo tema. Ancora oggi lui e gli alberi si cercano, si parlano (come si dice degli innamorati), provano a conoscersi. Gli alberi dei dipinti che Arcangelo Ciaurro espone quest’anno nel Castello di Masnago lasciano intendere che durante le sue escursioni nel verde del varesotto egli riesca a conoscerli per esperienza: che si apra ad essi, li lasci agire dentro e su di sé con le loro forme, nei loro colori, nella luce dell’ora; che, per cosciente identificazione, con loro respiri, ondeggi nel vento, si abbeveri alla pioggia, s’irraggi d’energia solare. E soltanto dopo che è stato attraversato e compenetrato dall’esperienza si metta alla sua tavola di legno e provi ad esprimere ciò che di essi ha conosciuto. Un rischio, perché l’esperienza interiore non è mai esprimibile nella sua pienezza, ma chiunque l’abbia vissuta non può esimersi dal tentare di farlo; se è un artista, dal farlo nel suo specifico linguaggio. Così noi abbiamo davanti questi grandi dipinti in cui betulle, pioppi tremuli, robinie, salici, platani, castagni sono riconoscibili e tuttavia trasfigurati: tenacemente radicati a terra e coraggiosamente tesi verso l’alto; quasi mai protagonisti isolati, ma campiti su un vivo sfondo boschivo; in dialogo tra di loro, col cielo, con la luce, col sottobosco e con noi, se accettiamo l’invito ad entrare nella loro sfera fisico-spirituale.

Perché queste opere di Arcangelo, una volta contemplate, ci interpellano (con discrezione, ma insistentemente) sul rapporto che abbiamo noi con gli alberi, e più ampiamente con la Vita della Natura. E’ vero che nel nostro tempo tale rapporto è in crisi? Che, pur essendo consapevoli delle origini storiche e delle drammatiche conseguenze della crisi, i rimedi ecologici e sostenibili che abbiamo adottato su scala planetaria sembrano non essere risolutivi? Non sarà che, invece di ostinarci a cambiare la realtà esterna, abbiamo bisogno di modificare radicalmente il modello di pensiero meccanicistico e dualistico che abbiamo ereditato - noi qui e la natura là, noi che abbiamo il diritto di sfruttarla e lei che deve convincersi a subire - di concepirci e di sentirci essere nell’unità-totalità della Natura vivente? Di riconoscerne la sacralità? Di assumere nei suoi riguardi quell’atteggiamento contemplativo che ne consente l’intendimento, dal quale soltanto può nascere un saggio, umano, responsabile, intelligente comportamento? Uomini di fede, d’arte, di scienza ci indicano questa via. Gli artisti l’hanno sempre percorsa, la novità è che diversi scienziati delle ultime generazioni adesso le si avvicinano. Rupert Sheldrake, biochimico e filosofo, afferma che l’antidoto ai veleni del nostro tempo è l’abbandono dei presupposti meccanicistici e il recupero del concetto del sacro. David Bohm, fisico teorico, parla della nascita di un nuovo modello di pensiero che, proprio a partire dalle teorie della fisica moderna, rifletta il carattere indiviso della realtà. E il sacerdote Raimon Panikkar laureato in chimica, filosofia e teologia - uno dei grandi pensatori della nostra epoca che sfugge a ogni definizione - nell’invitarci a leggere il libro della natura, scritto per tutti, ci accompagna a riscoprire il valore dell’esperienza mistica, la sola esperienza integrale della realtà. A mio parere Arcangelo Ciaurro fa parte di questa corrente di ricercatori. Senza nessuna ostentazione dà testimonianza della sua ricerca di rapporto tra lo spirito umano e lo spirito degli alberi; col suo linguaggio pittorico intimo e pulito ci sollecita a indagare il mistero della loro e nostra presenza nel mondo, della loro e nostra non sempre cosciente tensione verso l’Alto - perché è vero, come scriveva Rabindranath Tagore, che “gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto”.

Sabrina Narezzi

“Solo dal caos può nascere una stella danzante…” (F. Nietzsche)

Nell’irregolarità e nell’apparente disordine c’è sempre un ordine nascosto, benché difficile da cogliere, almeno nell’immediatezza. Tuttavia tale complessità, alla fine, si trasforma in riacquistata armonia, in pienezza, in definizione e ricompostezza dell’essere e dell’esistere. Questo il senso del pensiero espressivo di Arcangelo Ciaurro , pensiero perfettamente intessuto nella spontaneità della sua arte, così come nel solo suggerito realismo dei suoi quadri.

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Gli alberi ed il bosco sono i protagonisti: questi, pur mantenendo tutta la ricchezza dei propri archetipi simbolici, acquistano valenza espressiva del tutto originale. Lo spazio dipinto diventa frammento dell’universale energia vitale; si fa trasposizione, non statica ma essa stessa vibrante, della palpitazione dell’esistere, sia naturale che umana. Nel suo concretizzare cromaticamente tali respiri di vita, l’artista parte dall’osservazione quotidiana e costante e, sotto la spinta di istinto, intelletto e sensazione personali, cerca di ricreare visivamente ed emozionalmente il fremito sotteso al frammento di vita che il suo sguardo ha originariamente abbracciato. E tale tremito vitale non appare solamente, ma viene più specificamente portato ad essere attraverso l’uso dei colori e di una ricerca di tecnica pittorica particolare ed autonoma, perfettamente consona all’ideale di fondo.

Ciaurro, attraverso diverse e successive sovrapposizioni di colore, mette, entro i contorni lignei, tutto ciò che è ricompreso nel ritaglio di realtà osservata: fiori, insetti, corteccia, linfa, acqua, foglie, cielo, aria, luce, ricordi, emozioni, sensazioni, sentimenti, pensieri. Elementi naturali ed umani, sfera sensitiva, emotiva, razionale, si susseguono e si intersecano, in un tutt’uno composto, composito ed, alla fine, vivo ed armonioso. Dal caos vitale sorge un insieme definito ed equilibrato. Dal caos, come per un magico incantesimo, i colori traggono forme e suggestioni emotive che si ricompongono in armonia. Nei quadri di Ciaurro l’armonia estetica non appare semplicemente, ma succede, diventa, si fa, nel divenire dei diversi interventi pittorici. L’essere che si impone sul divenire. Il divenire nell’essere. Il cosmos dal caos. Ecco che l’opera finale è un orlo di caos, è il luogo della molteplicità e del cambiamento, dell’innovazione, della discontinuità, della sedimentazione. Le cose (come i colori nell’esplicitazione tecnica) non si escludono, non si elidono, non si neutralizzano a vicenda, ma si aggiungono semplicemente, coesistono, convivono, si sommano, si integrano, si completano, si richiamano, si equilibrano tra loro.

Dal caos, la bellezza…

opere dell'artista