Lista degli Artisti

Massimo Caccia

Foto Massimo Caccia Massimo Caccia nasce nel 1970 a Desio (MI). Frequenta l'Accademia di Brera a Milano diplomandosi in pittura nel 1992. Impegnato principalmente in ambito pittorico, espone in numerose mostre personali e collettive e in fiere di settore. Protagonisti delle sue opere sono animali immortalati nelle più assurde situazioni, posti in relazione con oggetti quotidiani su fondali uniformi, spesso monocromatici. Oltre a dipingere, crea titoli di testa per cortometraggi, disegna scenografie e realizza marionette. Nel 2001 realizza un'animazione per la campagna pubblicitaria natalizia di TELE+. Nel 2007 crea la graphic novel Deep Sleep (Grrrzetic Editrice), e nel 2009 inizia la collaborazione con la casa editrice Topipittori che porta alla pubblicazione di tre libri illustrati. Nel 2012 viene selezionato da Miroglio TEXTILE, per il progetto "Metri d'Arte" dove lavorando a stretto contatto con i designer realizza dei tessuti d'artista presentati in anteprima a Parigi in occasione di Premiere Vision. Attualmente collabora con il Corriere Della Sera realizzando illustrazioni per il supplemento domenicale laLettura. Nei tempi morti prende oggetti comuni (tavoli, sedie, divani) e li trasforma in animali. Massimo Caccia vive e lavora a Vigevano (PV).
Mostre personali:

2016
Apnea - Caccia e Zanin, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2015
Caos, (catalogo), a cura di A. L. Ghirardi, Colossi Arte Contemporanea, Brescia (IT)

2014
Bestie, a cura di D. Decia, Studio D'ars, Milano (IT)

2013
Pets, Zoo, Bologna (IT)

2012
Tilt, a cura di I. Zanti, Gestal Gallery (catalogo), Pietrasanta, Lucca (IT)

2011
Double Fantasy, (catalogo), a cura di I. Quaroni, Studio d'arte Fioretti, Bergamo (IT)

2010
Equilibri, (catalogo), a cura di I. Quaroni, Gestal Gallery, Pietrasanta, Lucca (IT)

2009
Home Sweet Home, (catalogo), a cura di F. Giromini, Gestal Gallery, Pietrasanta, Lucca (IT)

2008
Still, (catalogo), a cura di I. Quaroni, Angel Art Gallery, Milano (IT)

2007
Happiness 2, Kufstein (AT)

2006
Painkiller, PopSolid, Milano (IT)
Senza Titolo, BABELFestival, a cura di F. Giromini, Atene (GR)

2005
Cartoon, La Galleria, Modena (IT)

2004
Tre Pulci Sulla Pancia, (catalogo), L'Affiche, Milano (IT)

2003
Happiness, LaCueva, Milano (IT)

2002
Scontri, Studio Ramak, Milano (IT)

2001
Per Te Colorerò La Luna Di Rosso, Annotazioni d'Arte, Milano (IT)
99-00 Mostri, Milano/Sondrio/Vigevano (IT)


Mostre collettive:

2016
<20 15x15/20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2016, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Arte Genova, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Genova (IT)

2015
Siamo tutti qui!, a cura di R. A. Caruso e Colossi Arte Contemporanea, Terrazza Aperol, Milano (IT)
<20 15x15/20x20 Collezione PUNTO SULL'ARTE 2015, (catalogo), Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)
Bergamo Arte Feira, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Bergamo (IT)
Art Verona, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Verona (IT)

2014
Superheroes 2.0., a cura di S. Fabbri, Fondazione Villa Bertelli, Forte dei Marmi, Lucca (IT)
St.Art Strasburgo, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Strasburgo (FR)
Respect, (catalogo), a cura di A. Redaelli, Galleria PUNTO SULL'ARTE, Varese (IT)

2013
XXxXX, a cura di D. Decia, Studio D'Ars, Milano (IT)

2012
Il Senso Del Colore, The White Gallery, Milano (IT)

2011
Talk So Loud, Museo delle Industrie e del Lavoro, Saronno, Varese (IT)

2010
Look My Book, Studio d'Arte Fioretti, Bergamo (IT)
Pensiero Fluido, (catalogo), a cura di A. M. Martini, Spazio Oberdan, Milano (IT)
Message out a bottle, (catalogo), a cura di I. Quaroni, Galleria Spazioinmostra, Milano (IT)
Lux Sur Le Féminen, Istituto Italiano di Cultura, Lussemburgo
Wake Up!, (catalogo), The White Gallery, Milano (IT)
Art Clocks, PopSolid, Milano (IT)

2009
Beautiful Dreamers, (catalogo), a cura di I. Quaroni, Angel Art Gallery, Milano (IT)

2008
POPinvaderz, MondoPOP, Roma (IT)
LILT.ART, Broletto (catalogo), Novara (IT)

2007
Toysinxland, Luccacomics, Lucca (IT)
MTV Toys, Milano (IT)

Pubblicazioni:

2013
La più buona colazione del mondo, testo Giovanna Zoboli, illustrazioni Massimo Caccia (ed. Topipittori)

2011
C'è posto per tutti (ed.Topipittori)

2009
Ninna nanna per una pecorella, testo Eleonora Bellini, illustrazioni Massimo Caccia (ed. Topipittori)

2007
Deep Sleep (Grrrzetic Editrice)

2005
Ruga e Tarta, testo Ferruccio Giromini, illustrazioni Massimo Caccia (ed. Hablò)

Ivan Quaroni

Equilibri.

Una pittura piatta, disinteressata alla prospettiva, alla profondità, alle ombre e all’ingombro dei corpi è solitamente definita flat. Ogni volta che la critica incontra un pittore flat, i riferimenti corrono al fumetto, all’illustrazione, all’arte pop. È un riflesso condizionato, un impulso di pavloviana memoria che obbliga l’esperto a classificare queste espressioni, ancor prima di averle osservate, come forme artistiche derivate dall’immaginario della cultura di massa. Massimo Caccia è senza dubbio un artista pop, ma non per i motivi che abbiamo elencato. Non s’ispira direttamente al fumetto, nonostante abbia disegnato fumetti. Non guarda all’illustrazione per l’infanzia, benché abbia illustrato almeno un paio di fiabe per bambini. Soprattutto, non strizza l’occhio alla cultura pop intesa come recupero d’iconografie largamente condivisibili. Non dipinge personaggi dei cartoon, dello star system, della politica e della cronaca. In realtà, non si dedica ad alcun argomento in particolare. Non è un artista “tematico”, né “concettuale”. Non si può, usando un vezzo del lessico critico, definire la sua arte come una “ricerca”, mentre è piuttosto facile scorgervi una serie di piccole “scoperte” formali e sintattiche che procedono da altrettante illuminazioni mentali. Le sue opere possiedono la qualità rara di non annoiare l’osservatore e, dunque, di non consumarsi in fretta, principalmente perché l’artista trasferisce in esse quel senso di incompiutezza e di sospensione che egli stesso forse avverte in quel prezioso e inafferrabile attimo in cui l’immagine prende corpo nell’immaginazione. Non si tratta solo di quell’abilità narrativa, una qualità che già altrove sottolineavo e che fa sembrare le sue opere come frammenti di uno storyboard incompiuto, di cui si sia perso l’incipit e l’epilogo. Non è solo la suspense tipica di un racconto noir a catturare lo sguardo dell’osservatore e ad avvincerlo, ma è qualcosa che sfugge alla comprensione logica e razionale. Sembra quasi che le immagini dipinte da Caccia rilascino il loro significato in due tempi. In un primo momento ne cogliamo il senso generale e in seguito ne afferriamo le implicazioni. In questo, Caccia è senz’altro un maestro della narrazione, ma io sospetto anche della “rivelazione”. Le sue opere sono frammenti di una storia più ampia, che lo spettatore completa a suo piacimento, ma allo stesso tempo sono enigmi simili a kōan. Nella pratica Zen, il kōan è un’affermazione paradossale, un rompicapo che serve a "risvegliare" la consapevolezza del discepolo. Uno dei più celebri è “Qual è il suono di una sola mano che applaude?”. Un altro recita: “se non puoi fare niente, che cosa puoi fare?”. Sono quesiti che suppongono risposte diverse secondo la persona che le fornisce. Ma ciò che conta è la domanda, non la risposta. Nella loro apparente semplicità, le immagini create dall’artista milanese, sono simili a quesiti. Sono rebus o enigmi, lanciati, come missili, nello spazio cognitivo del pubblico. Sono trappole mentali che attendono di essere disinnescate, ma, è bene sottolineare, che non esiste una procedura standard. Ognuno sbroglia la matassa a proprio modo. Sempre ammesso che vi sia una matassa da sbrogliare.

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Massimo Caccia è un pittore asciutto, secco e sintetico come un minimalista, ma allo stesso tempo semplice, immediato e diretto come un artista pop. La sua è una grammatica ridotta a pochissimi lemmi, una lingua basilare, lineare, dove il segno e i colori sono calibrati e controllati al massimo grado. Per questo, oltre che per la presenza di una già evidente tendenza narrativa, Caccia evita di titolare le proprie opere. Il titolo è, infatti, un corpo estraneo alla pittura, un elemento che vincola e che dirige l’attenzione di chi guarda verso un certo tipo d’interpretazione, escludendo così tutte le altre. Il contrario di quanto Caccia si propone di fare, e cioè, il minimo possibile. Il minimalismo di Caccia è, quindi, una forma rispettosa di parsimonia, di continenza verbale, il riflesso della convinzione che la pittura debba esprimersi solo con i propri mezzi, senza ricorrere ad altri linguaggi. L’aspetto pop delle opere dell’artista, consiste principalmente nell’assoluta semplicità dei soggetti, figure di bizzarri animali, poste in relazione con oggetti quotidiani su fondali uniformi, spesso monocromatici. Come ha affermato in una recente intervista, “una pittura semplice, con tinte piatte e contorno nero mi sembrava quella più adatta per le cose che voglio dire… immediata, semplice, ma anche tagliente come un rasoio” . C’è, in effetti, qualcosa di affilato nell’arte di Caccia, che assume la forma di una serpeggiante crudeltà, come nel caso del dipinto con la lumaca che corre sul filo della lama di un rasoio o in quello della iena col muso sporco di sangue. L’artista evidenzia con assoluta freddezza il carattere ferale delle sue creature, che conservano, nonostante l’aspetto fiabesco, un naturale istinto omicida, come nell’immagine della serpe in procinto di divorare l’uovo. Caccia descrive un mondo molto prossimo a quello reale, dove ogni essere è vittima e carnefice. In un certo qual modo, egli rispetta l’equilibrio esistente in natura. Anzi, ne fa una metafora della fragilità e precarietà dell’esistenza. Il pesciolino rosso nel bicchiere d’acqua in bilico sul piano di un tavolo ne è un esempio. Lo stesso si può dire della mantide che ondeggia su un sottile ramo, bilanciando il proprio peso con le qualità elastiche di quest’ultimo. L’equilibrio, come condizione esistenziale e come qualità dello spirito, ricorre anche in altri lavori recenti. La scienza definisce l’equilibrio come lo stato fisico di un sistema nel quale non intervengono cambiamenti se non per cause esterne. Nella fisica classica è, invece, la stabilità di un corpo sia fermo che in moto. Beffardamente, le creature di Caccia sono colte proprio nell’attimo fugace in cui questa staticità è finalmente raggiunta. Ma si tratta di una condizione innaturale in un cosmo dominato dall’impermanenza. L’immagine del coniglio stabile sulla superficie curva di una lattina diventa così un paradosso, un kōan, appunto. Quelle di Caccia sono opere deliberatamente equivoche, costruite per riflettere ambiguità percettive che possono tradursi in ambiguità ontologiche. L’illusione del pesce volante in procinto di divorare la luna è un gioco visivo che può trasformarsi in una riflessione sulla natura ingannevole delle apparenze, mentre l’associazione apparentemente priva di senso tra una rana e un rossetto, rimanda inevitabilmente alla favola del Principe Ranocchio. Caccia consegna le sue invenzioni a meccanismi cognitivi prevedibili, che portano l’osservatore a completare il rebus con significati ulteriori. A ben pensarci, Caccia è autore solo una parte dell’opera. L’altra parte è firmata dal pubblico. Anche questa, in fondo, è una forma di equilibrio.

opere dell'artista