Lista degli Artisti

Gabriele Buratti

Foto Gabriele Buratti Gabriele Buratti nasce nel 1964 a Milano ed è laureato al Politecnico di Milano in Architettura del Paesaggio. Ha realizzato mostre personali e collettive, sue opere sono state esposte in fiere di settore italiane e ha partecipato a diversi premi classificandosi sempre tra i finalisti e semifinalisti. Nel 2010 si è qualificato primo al premio “United for animals Awards” a Milano. I suoi dipinti contengono un marchio, un vero e proprio codice a barre, lo stesso che si trova sui prodotti che segnano la produzione del nostro tempo, caratterizzata da un forte consumismo. Proprio questo marchio è diventato un’icona, un segno, un’immagine forte che si trova quasi sempre nei suoi dipinti, dando di lui un’idea forte della sua arte che non è avulsa dalla storia degli ultimi anni, di quella storia economico-sociale che ha dato ai paesi occidentali processi accellerati. Vive e lavora a Milano.
Mostre personali e collettive recenti:

  • 2014 » Affordable Art fair, Milano
  • 2013 » Palazzo ducale Genova – collettiva - catalogo
  • 2013 » Galleria Arte Studio, Genova- collettiva
  • 2012 » Saarijarven Museum, Finlandia
  • 2012 » Kesagalleria Via arte, Finlandia
  • 2012 » Libreria Bocca, Milano
  • 2012 » Miniaci art gallery, Positano
  • 2012 » Affordable Art fair, Milano
  • 2011 » Bergamo fiera dell’arte
  • 2011 » Libreria Bocca, Milano - peronale - catalogo
  • 2011 » Galleria Movimento Arte, Milano - personale - catalogo
  • 2011 » Verona fiera Arte
  • 2011 » Wannabee Gallery, Milano - collettiva
  • 2010 » Wannabee prize selez, Milano - collettiva - catalogo
  • 2010 » Satura prize 3° premio, Genova - collettiva - catalogo
  • 2010 » Genova Artefiera
  • 2010 » Lucca center of contemporary art museum, Lucca - collettiva - catalogo
  • 2010 » Libreria Bocca premio segrete (finalista), Milano - collettiva - catalogo
  • 2009 » Premio “La Fenice”, Venezia - collettiva - catalogo
  • 2009 » Galleria “Eroici furori”, Milano - personale
  • 2009 » Miniaci Art Gallery, Milano - collettiva
  • 2009 » Wannabee Gallery, Milano - collettiva - catalogo
  • 2009 » Saturarte (premio della critica), Genova - collettiva - catalogo
  • 2008 » Museo della Permanente, Milano - collettiva
  • 2008 » Galleria Zanelli, Pavia - collettiva
  • 2008 » Satura Arte, Genova - personale
  • 2008 » Castello di Rivara, Torino - collettiva - videocatalogo
  • 2008 » Premio Bocca, caffè letterario, MIlano - collettiva - catalogo
  • 2008 » Premio “ La Fenice” ( 2° class.), Trieste - collettiva - catalogo
  • 2008 » Wannabee gallery, MIlano - collettiva - catalogo
  • 2008 » Miniaci Art Gallery, Milano - collettiva
  • 2007 » Mercurio Arte, Palermo - personale
  • 2007 » Gall. ArT., Pavia - colelttiva
  • 2007 » Media Art 2007, Catania - fiera
  • 2007 » Gall.Nuovospazio, Piacenza - collettiva
  • 2007 » Saturarte, premio, Genova - collettiva - catalogo
  • 2007 » Aliens, Venezia, Mestre - collettiva - catalogo
  • 2007 » Museo della Permanente.Premio Arte Mondadori (finalista), Milano - collettiva
  • 2007 » Caffè Fiorio, Torino - personale
  • 2007 » Università Politecnica delle marche - premio L. Ferretti, Ancona - collettiva - videocatalogo
  • 2006 » Galleria / Libreria Bocca, Milano - collettiva - catalogo
  • 2006 » Camaver Kunsthaus, Sondrio - collettiva
  • 2006 » Mercurio Arte, Palermo - collettiva
  • 2006 » Galleria / Libreria Bocca, Milano - personale - catalogo
  • 2006 » MUM Milano fiera,gall. Arteide, Milano - collettiva
  • 2005 » Spazio Frida, L’Isola, Milano - personale
  • 2005 » “Piscina Comunale”, Milano - personale
  • 2005 » Radio popolare, Milano - collettiva
  • 2005 » Artepensiero, Milano - personale
  • 2004 » Palaz Cesi (Gall.Camaver), Acquasparta - collettiva
  • 2004 » Galleria Bocca “premio segrete” ( 2° class), Milano - collettiva - catalogo
  • 2003 » Palazzo Terragni, Como - collettiva
  • 2003 » Gall. Camaver, Lecco - personale
  • 2002 » Gall. Camaver, Lecco - collettiva
  • 2002 » Museo delle scienze naturali, ART IT, Milano - collettiva
  • 2002 » Spazio Frida, L’Isola, Milano - collettiva
  • 2001 » Spazio Frida, L’Isola, Milano - personale
  • 2000 » Il Cargo, Milano - personale


Premi:

  • 2010 » Primo classificato al premio "United for animals Awards", patrocinato dal comune di Milano
  • 2010 » Finalista ( artisti premiati ) al premio "Saturarte" a Genova
  • 2010 » Finalista al premio "Segrete di Bocca", Libreria Bocca, Milano
  • 2010 » Finalista al "Wannabee prize" a Milano
  • 2009 » Finalista ( artisti premiati ) al premio "Saturarte" a Genova
  • 2009 » Premio della critica alla "Seconda Biennale dell'arte" Satura. Genova
  • 2008 » Secondo classificato al concorso "La fenice et des artistes"
  • 2008 » Finalista al premio "Segrete di Bocca" Libreria Bocca, Milano
  • 2007 » finalista al premio "Arte Mondadori" nel Museo della permanente di Milano
  • 2006 » finalista al premio di pittura "Segrete di Bocca" con preferenza assoluta del giurato Philippe Daverio
  • 2004 » secondo classificato al premio di pittura "Segrete di Bocca", Libreria Bocca, in Galleria Vitt. Emanuele, Milano

Valentina Incardona

Gabriele Buratti, in arte Buga, utilizza forme e tecniche classiche per esprimere problematiche attuali attraverso un linguaggio pittorico originale, impegnato e denso di contenuti, radicato nel tessuto storico, sociale ed economico del nostro tempo. La sua sensibilità di architetto-pittore si concentra nell'analisi di dati storici, strutturali e antropici del territorio. Questi si traducono in un'espressione artistica composita che sintetizza in sé istanze pop, simboliste, surrealiste, ma anche minimaliste e concettuali. 
Uno dei temi più cari all'artista è l'architettura delle città, il cui sviluppo si innesta nel confronto critico fra l'ambiente urbano contemporaneo e la sacralità della natura sempre più contaminata da politiche economiche prive di etica quanto di scrupoli progettuali. La poetica incisiva di Buga mostra la sintesi di un folklore urbano tipico delle grandi metropoli americane, che risente anche della mentalità commerciale del capoluogo lombardo. Non manca una certa attenzione per le città italiane ed europee e per il loro patrimonio architettonico che nei dipinti emerge fra le spire di lievi velature cromatiche, nebbie spesso artificiali, in cui ad esempio le fumosità londinesi sono sentore di un ovattato oblio dell'esistenza umana legata alla terra e alle sue simbologie e ritualità originarie, ormai evolutesi in nuove soluzioni espressive che contemplano articolate e conturbanti architetture. Con una accurata sensibilità per il disegno, Gabriele Buratti riproduce suggestive vedute urbane cogliendone i valori plastici e spaziali. Dal punto di vista stilistico, le opere presentano un particolare romanticismo lirico che si riconnette alle atmosfere del cinema muto o a quelle delle città statunitensi dei primi decenni del Novecento viste attraverso lo specchio delle pellicole hollywoodiane. Non mancano inoltre riferimenti alla fumettistica e alla tradizione pubblicitaria; non è un caso, infatti, che in alcune immagini metropolitane siano riconoscibili i tratti di una Gotham City piuttosto che gli scenari in voga negli spot dei chewing-gums della Brooklyn.

L'avviluppante e nebuloso grigiore della selva urbana suscita talvolta l'attenzione di un accorto osservatore rappresentato nei dipinti, che si rivolge, scrutandole, alle icastiche altezze raggiunte da imponenti complessi architettonici: il suo sguardo, che pare via via indagatore e attonito, ammirato, ma anche sgomento e rassegnato, sembra essere quello dell'artista stesso, che si pone di fronte alla realtà che lo sovrasta. L'inquietudine che pervade la scena è data da una frustrazione delle attese al cospetto dell'invariabilità di un sistema imperniato, senza che al momento possano intravedersi alternative, su uno sviluppo essenzialmente capitalistico che non tiene conto nemmeno delle caratteristiche storiche e ambientali distintive di ogni singolo territorio deputato oggi al rapido dilagare di complessi immobiliari miranti alle altezze più sensazionali.

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Riduzionismo e cinismo sono fra gli aspetti del nichilismo contemporaneo, che procedono di pari passo con il materialismo, gli esiti del neoliberismo capitalista e con quegli stessi miti del progresso più sfrenato e della mercificazione ad ampio raggio nel cui humus si è radicato un imperante quanto nullificante vuoto esistenziale, originato anche dall'assenza dell'istinto come della tradizione, per cui spesso il singolo non sa più neppure ciò che in fondo vuole e di conseguenza tende a volere quello che gli altri fanno o a fare quello che gli altri vogliono, con il rischio così di cadere vittima del conformismo ovvero di piegarsi al totalitarismo. In una bigia uguaglianza il più possibile impersonale propugnata da una massa informe e senza volto, atterrito dall'idea della responsabilità, l'uomo medio appare spesso contrassegnato dai sintomi nevrotici dell'umanità odierna, ottusamente incapace di mettere a frutto la propria libertà (compresa la libertà di poter dire anche no, persino a se stesso); dapprima manipolato, per finire con l'essere a sua volta manipolatore di masse disposte a infervorarsi per l'uno o per l'altro slogan superficiale, violento, populista, demagogico. Il progresso tecnologico e scientifico è fiancheggiato da un diffuso regresso sul piano morale che intacca anche la libertà personale e l'autonomia di pensiero. L'inesorabile mannaia della crisi contemporanea colpisce sì l'economia mondiale, ma ancor più l'uomo e i suoi valori fondanti. L'omologazione di massa e delle idee, così come quella delle coscienze, produce relativizzazione della verità, negazione del trascendente. E la spasmodica elevazione alla conquista di vertiginose verticalità materiali, tacita esorcizzazione della finitudine umana e della morte, è una lineare salita verso l'alto, una scalata che non può eludere perniciose logiche di consumo e non sa sfiorare le profondità che consentirebbero di andare «oltre» l'uomo stesso e il suo desiderio di controllo della spazialità alla ricerca di un «potere verticale», nel rispetto della natura, della pluralità dei suoi ecosistemi e delle specie viventi.

La creazione artistica di Buga offre agli sguardi spazi convulsi e lancinanti che si affacciano alla vista e dopo si perdono nel chiaroscuro di toni brunati, qualche volta nerastri. Il fruitore delle immagini coglie territori snaturati dall'incombenza di casermoni evocanti ecomostri, alienanti dormitori, colossi di cristallo quali simboli del potere che vi si annida. Nei dipinti, la profondità spaziale è rappresentata con straordinaria capacità di controllo degli elementi architettonici, spesso ridotti a sagome geometriche. Lo skyline di metropoli, riprodotto in maniera armonica e informale, si carica di echi ancestrali.Fabbriche, gru, cantieri, profili di grattacieli immersi nello smog in metropoli di asfalto trasmettono un fascino inatteso che a tratti disorienta, calati come sono in ambientazioni notturne, dove un baluginare di forme si distingue, fra oniriche dissolvenze, in un grigiore spezzato soltanto da flebili venature di viola e d'azzurro.

Un fitto velame di nubi fascia il taglio prospettico degli ampi canaloni scavati tra grattacieli anonimi e impudenti. Percorsa da una fredda foschia che risale gli spazi, l'arte stessa diviene una simbolizzazione che assume il carattere di prefigurazione, di anticipazione degli eventi. Negli scenari urbani la figura umana è per lo più assente, ma gli esiti del suo operato sono ampiamente manifesti in ogni singolo dipinto. L'inquinamento evocato nei quadri, che risente di una visione della Milano vittima dello smog attuale, non è soltanto atmosferico, ma anche delle coscienze; l'unicità dell'uomo, la spontaneità della natura e il mistero del sacro in essa racchiuso si perdono negli ingorghi della città-contenitore, locatrice di solitudine.
Gli ambienti metropolitani, similmente alla realtà nel suo insieme e alla produzione artistica stessa, sono marchiati da codici che si configurano come una asettica sequenza di cifre impresse sulla pelle dei dipinti, come se la società capitalista fosse avvertita dal pittore alla stregua di un Lager in cui si amplificano angoscia e perdizione. Un'originale intuizione artistica di Buga consiste nel dare risalto ad alcuni aspetti semiotici del mondo moderno, con l'inserimento nelle proprie opere degli stessi codici a barre che si trovano sui prodotti immessi sul mercato. Segno distintivo della pittura più matura di Gabriele Buratti, il codice a barre è il linguaggio freddo e occulto del potere riconoscibile soltanto dalle macchine, ma anche il simbolo del consumismo e del sistema economico odierno degenerato in una mercificazione globale che coinvolge anche gli esseri umani, i valori etici e molti aspetti estetici. Poiché tutto sottende la vendita e tutto sembra essere in vendita, le categorie del reale sono «etichettabili» e catalogate con codici che ne legittimano, anche visivamente, la presenza sul mercato. Fra le predilezioni tematiche di Buga vi è inoltre la resa grafica dell’immaginario femminile, in cui si legge una specifica ripresa di moduli della Pop art e del suo cinismo graffiante. Questo neopop che inquadra la pittura nell'ottica dei prodotti di stampo commerciale, sotto l'influenza di modelli americani, offre immagini di soubrettes raffigurate in serie con la tecnica del collage, sulle quali converge l’occhio dello spettatore che, già preda di un ossessivo martellamento pubblicitario, frutto anche di una cultura edonistica per la quale tutto è provvisorio e relativo, percepisce la figura femminile come un corpo in mostra al pari di un oggetto o di un monumento. Il potere mediatico sembra detenere il primato anche nella manipolazione del sentire comune, a livello globale.

Vessilli dello sviluppo economico, dell'accelerazione dei processi industriali, nonché delle conseguenze del progresso, siano esse positive o negative, i mezzi di trasporto (come anche quelli di comunicazione) che catturano l'interesse del pittore sono emblemi di un mondo in cui le distanze si accorciano e i ritmi vitali si fanno sempre più incalzanti, esigenti di contenuti, o forse piuttosto di riempitivi occasionali. La delirante dialettica fra produzione e distruzione instauratasi nella società dei consumi è un aspetto per nulla sconosciuto al sistema capitalistico che Buga elegge a modello d'ispirazione artistica e ad argomento di denuncia, di cui dà una riproduzione mediata dalla lente soggettiva della propria osservazione. Eloquenti figure di aerei che si stagliano contro cieli plumbei, di poco accosto ai grattacieli, restituiscono immagini che richiamano il collasso delle Twin Towers e l'ondata di eventi che lo ha seguito. E, dal canto suo, la cupa cortina di fumo che accompagna il lento procedere di navi, la loro austera imponenza, è memore dei commossi addii che a inizio Novecento si staccavano dai porti insieme con gli emigranti, gli occhi annebbiati da lacrime e da agenti inquinanti; braccia da lavoro stipate tra merce, bagagli, bestiame, carbone: speranze e illusioni ignare del domani che passa attraverso Ellis Island, come pure dalla punta di un iceberg. Il distacco delle navi dalla banchina pesa quanto una virata di troppo, foriera di disastri ambientali.

Attraverso una semplicità peculiare, la tecnica impiegata da Bugatrasmette un'efficace immediatezza. Nella sua cromaticità limitata, la pennellata pastosa, a olio, è soggetta a graffi di spatola e di carta vetrata. Fra i modelli di riferimento, per Gabriele Buratti occupa un posto di rilievo il pittore Anton Zoran Mušič, dal quale risulta influenzato specie nell'impiego del colore. L'artista goriziano aveva potuto osservare di persona, trasferendolo nei suoi dipinti, segretamente realizzati nel campo di concentramento di Dachau, il terrificante potenziale del progresso tecnologico, lucidamente inserito all'interno di parametri industriali e applicato persino nella pianificazione dello sterminio di massa. Nelle opere di Buga, in cui l'intensità emotiva è piuttosto velata e, prima che una connotazione spaziale, la prospettiva assume un valore temporale e intimista, la ricerca della luminosità soffusa diviene rarefazione dei contenuti emozionali nell'arte e le tinte fosche e brune si dipanano in espressioni pittoriche misurate. Nella riflessione sui pericoli del progresso a scapito della conservazione degli ambienti naturali, è significativa la presa di posizione di Gabriele Buratti che, con un intento provocatorio, affronta in chiave artistica la concezione del sistema edilizio odierno e le sue prospettive di sviluppo che necessiterebbero di un ripensamento dell'architettura in favore di una vita in simbiosi con la natura. In mezzo a imponenti e desolati complessi architettonici l'artista introduce poderose figure di animali, esotici e non, che simboleggiano una primitività genuina in contrasto con i paesaggi che sono all'oggi irrimediabilmente snaturati. Un esorbitante consumo di suolo, che cela talvolta ombre di guadagno illecito e di abusivismo edilizio, costringe la natura a far mancare all'uomo i codici di riferimento basilari. Con fare dissacratorio e ironico, Bugaraffigura un paradigma selvaggio in cui l'erba sconfina nell'imperturbabilità dell'asfalto e gli animali fuggono, sfollati e spaesati, vittime inermi di fronte all'arbitrio dell'uomo, alle sue guerre, alla sua hybris architettonica che risveglia poi una impietosa nemesi espressa magari attraverso mutamenti climatici.

Forme statiche di cemento sono avvicinate alla schietta fisicità di animali in fuga che creano un marcato senso di straniamento ed è talmente grande la distanza culturale tra le entità che si trovano a condividere il medesimo spazio dipinto da non rendere possibile una comunicazione fra loro. Affascinante è l'impressione ottica dei volumi architettonici, pur in una semplice composizione spaziale delle scene, mentre il colore, pressoché monocromo nei toni di grigio, conferisce anche allo sfondo un vago significato antimaterico. Questo pone in risalto le immagini degli animali che sembrano materializzarsi in primo piano. L'innovativo linguaggio pittorico di Buga, tanto alogico quanto simbolico e surreale, porta alla luce i legami esistenti tra gli elementi più disparati e l'arte ha la capacità di comunicare le molteplici emozioni che egli avverte come simultanee, evidenziando le corrispondenze tra mondo oggettivo e sensazione soggettiva.

opere dell'artista